Archivio per gennaio, 2011

Penelope era sempre lì, al suo telaio.
Sola, pronta a cucire e scucire il sudario, ancora di salvezza per i suoi dubbi e le sue paure.
Lei lo aspettava.
Erano anni che ormai conviveva con la sua Speranza, senza mai stancarsi di essa.
Pensava che prima o poi l’attesa sarebbe finita, che da quella porta lui sarebbe tornato e l’avrebbe abbracciata talmente forte da toglierle il respiro. L’avrebbe riempita di baci da consumarle le labbra e le avrebbe detto così tante dolci parole da far invidia a qualsiasi grande poeta.
Passavano le stagioni ma da quella porta entrò tanta gente ma non lui.
La sua finestra faceva da cornice alla pioggia dell’autunno e al sole d’Agosto, ai fiori di Aprile e alla neve dell’inverno. Lei era lì, pronta a gioire non appena avesse visto l’ombra del suo amato.
Gli anni si succedevano ma nulla cambiò.
Bussò alla porta un nobile, talmente ricco che le sue monete avrebbero potuto sfamare il Mondo Intero. Lei lo rifiutò. Lei lo voleva aspettare.
Dopo qualche mese arrivò un cavaliere bellissimo, così affascinate che persino le Dea Venere ne era così innamorata tanto da dimenticare la sua stessa superbia. Ma lei , Penelope, rispose al suo corteggiamento con un semplice “no”.
Venne persino un contadino a farle la corte promettendole l’unica cosa che poteva donarle: la sua stessa vita. Ma nulla cambiò le scelte della Sposa.

Lei non aveva dubbi, Lui sarebbe tornato. Doveva prima adempiere ai suoi doveri di combattente, di paladino della Giustizia, poi sarebbe tornato, pieno di orgoglio e successo e l’avrebbe condiviso con la sua moglie. Lei non aveva fretta, il Tempo poteva aspettare.
Eppure il Tempo è egoista come tanti Uomini e senza aver cura di questa donna, correva, correva velocemente senza che Lei se ne accorgesse.
Ora erano gli anni a trascorrere, e i primi segni iniziarono a farsi vedere sul volto di Penelope.
Un giorno durante una notte, lei fece un sogno.
C’era uno Specchio parlante che la destò e la chiamò e le disse: “Tu Donna così fedele e buona, perché rinunci alla tua Vita aspettando colui che forse non tornerà più?”
La sposa ormai debole e timorosa rispose: “Io lo amo, più della mia stessa Vita, so che tornerà, il mio Amore me lo dice e non posso fare altro che sperare che non mi menta!”
Lo specchio infuriato: “Ma non vedi che tu sei qui ferma, al tuo telaio, sola, con le rughe che segnano la tua bellezza che pian piano svanisce, senza meta, senza una ragion di vita se non sperare che il tuo sposo ritorni? E se lui non dovesse tornare avresti sprecato questi tuoi anni per chi o cosa? Per un’ illusione! E non pensi a quello che il tuo Sposo ora potrebbe fare? Sei così sicura che lui non tradirà mai la tua fiducia? E perché non vedi l’egoismo di colui che per cercare la fama e la gloria nei secoli, lascia la sua Moglie per inseguire il suo viaggio? E se io ti dicessi che lui ha conosciuto due donne? Se ti raccontassi le sue notti d’amore con la Ninfa Calipso e la Maga Circe tu crederesti in quello che chiami Amore? Donna ci lascia solo ciò che non ci ama! Destati da questo tuo incubo e guardati allo Specchio. A volte non si può aspettare ciò che ci ha lasciato. A volte, mia Signora, bisogna capire che anche gli anelli si spezzano, magari una colla li potrà poi riunire, ma non saranno più gli anelli di una volta. L’amore unisce i cuori non li fa allontanare. A volte non basta solo l’Amore.”
Penelope si svegliò da quel sogno, con grande affanno corse verso lo Specchio, lo guardò e fissò la sua immagine.
La chioma dei suoi capelli diventava ormai bianca.
Il suo dolce viso era solcato da qualche ruga.
Il suo telaio era pieno di fili e tessuti da cucire.
I suoi amanti ormai avevano scelto altre donne e altri percorsi.
La sua stanza era vuota.
Lei era sola.
Guardò la su bocca che da anni non baciava più nessuno.
Sfiorò le sue mani, che mai più un Uomo avevano toccato.
Fissò i suoi occhi, così spenti e pieni di dolore.
Penelope sentì un brivido.
Era il brivido della Paura, di chi si accorge che forse ha sempre sbagliato seguendo un sogno che non era vero. Era il brivido del rimorso. Era il brivido di chi ha buttato via una Vita inconsapevolmente per qualcosa che non c’era.
Penelope lo sapeva, lo amava ancora, terribilmente così tanto da far paura e forse questo sentimento non sarebbe mai morto, ma ricordò la frase dello specchio “l’amore unisce i cuori non li fa allontanare.”
Il cuore del suo amore ormai era lontano, lo percepiva.
Forse aveva aspettato abbastanza.
Forse ora il suo Cuore meritava anche altro, e non solo le briciole della Speranza.

Penelope distrusse quel telaio, simbolo del suo fallimento.
Penelope chiuse la finestra, cornice della sua solitudine e scese nel villaggio.
Penelope inizio a dimenticare.

Penelope ricominciò a vivere.

Di Mino Bianco

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Sono un peso per me stessa
sono un vuoto a perdere
Sono diventata grande senza neanche accorgermene
e ora sono qui che guardo
che mi guardo crescere
la mia cellulite le mie nuove
consapevolezze (consapevolezze)

Quanto tempo che è passato
senza che me ne accorgessi
quanti giorni sono stati
sono stati quasi eterni
quanta vita che ho vissuto inconsapevolmente
quanta vita che ho buttato
che ho buttato via per niente
(che ho buttato via per niente)

Sai ti dirò come mai
giro ancora per strada
vado a fare la spesa
ma non mi fermo più
a cercare qualcosa
qualche cosa di più
che alla fine poi ti tocca di pagare

Sono un’altra da me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata questa
senza neanche accorgermene
ora sono qui che guardo
che mi guardo crescere la mia cellulite le mie nuove consapevolezze
Sai ti dirò come mai
giro ancora per strada
vado a fare la spesa
ma non mi fermo più
mi verrai a cercare quello che non c’è più
perchè il tempo ha cambiato le persone
ma non mi fermo più
mi verrai a cercare quello che non c’è più
perchè il tempo ha cambiato le persone

Sono un’altra da me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata questa
senza neanche accorgermene.

Più sole nella vita mia!

Pubblicato: gennaio 29, 2011 in Di Tutto e di Più

E come se il Destino volesse giocare con me.
Nel giro di pochi giorni un’altra discussione nel nome della Danza.
Arrivare al punto di sentire “forse non faremo più danza per non pagare la gara o il vestito in più di fine anno” è stato crudele, quasi un tradimento.
Non capisco come , ki studia Danza e poi soprattutto con me possa arrivare a dire e pensare questo.
E’ invece si. Oggi due tre allieve di una scuola dove insegno sono arrivate a dire questo.
Abbassare la Danza a soli tematiche economiche è davvero ridicolo, ed è stata una bella batosta anke per me come insegnante.
Io che come prima cosa che cerco di insegnare è proprio l’amore e la passione per questa unica arte; proprio io che dico che a volte la tecnica può morire davanti a un ballerino che parla con il suo corpo; proprio io che pretendo rispetto e ammirazione per Lei, ho dovuto subire un tale tradimento.
Si, perchè è stato un tradimento ai miei ideali, ai miei sogni, al mio modo, forse ormai fuori moda, di vedere la danza.
Come si può minimizzare un’Arte a faccende economiche e veniali??? Come?
La risposta è solo una: Passione.
Se c’è lei c’è tutto.
E più passa il tempo e meno la vedo nelle nuove generazioni.
Come fai a ballare senza di essa?
Come fai a dire “faccio danza moderna per la schiena e per aprirmi un pò?” Quella si kiama GINNASTICA noi facciamo DANZA, ARTE!
Davvero oggi ero sconvolto e schifato.
E abbassarmi anche per giustificare alcune risposte è stato molto mortificante.
La Passione è qualcosa ke nasce dentro, senza motivo, c’è. punto.
E’ quella molla ke ti fa superare i “no”.
E’ l’unica motivazione ke ti fa mettere qualcosa al primo posto davanti a tutto.
La Passione è la linfa vitale di ogni forma d’arte.
La Passione forse oggi non va di moda.

E allora mi basta limitare a dire cosa facevo io quando a 18 anni iniziai Danza.
I miei non volevano, erano del tutto contrari.
Oddio erano tutti contrari: “un maschio cha fa danza in un paese? scandaloso!”
Eppure nulla mi fermò.
E mi ricordo che io la paghetta la mettevo da parte. Il sabato a volte non uscivo per pagarmi la retta mensile delle due scuole di danza che frequentavo.
I miei non mi accompagnavano, andavo a piedi, ogni giorno, con il sole e la pioggia.
Io i miei saggi me li sono pagati da solo, andando a lavoro.
Io ballavo sempre e dovunque.
Io da quel primo giorno che entrai in quella sala piena di bambini ed io fesso grande decisi ke la mia Vita era dedicata solo a una cosa: alla Danza.

Io la chiamo “motivo di vita”, passione….
Peccato che non la posso insegnare….

Reduce da una discussione lavorativa sconvolgente ho capito solo una cosa: che quando l’Arte la fai per soldi sei arrivato al tuo fallimento.
L’Arte vive di e con Passione, impegno, sacrificio, qualità.
Non puoi stare lì a contare quanti quadri hai, quanti spettatori ti osservano, quante penne devi comprare. Il “quanto” a noi non serve . A noi serve prima il “perchè” e poi il “come”.
Perchè fai e vivi un’Arte, e poi il come lo vivi.
La Danza, la scrittura, la pittura, la musica, la scultura… ecc… tutte queste discipline artistiche non pretendono i numeri ma solo le emozioni. E per vivere delle emozioni bisogna fare tanti sacrifici. E’ come quado ami una persona: per trascorrere una storia d’amore piena di sentimento e momenti indimenticabili la storia la devi costruire piano piano, tassello dopo tassello, con tanti sacrifici, cadute, “no”, ….. non saranno il numero dei giorni vissuti insieme che faranno la differenza ma il come…. se gli hai vissuti davvero con un Cuore Libero.
E l’Arte ci chiede lo stesso. Amarla così tanto al punto di dover fare mille e mille sacrifici.
Io nel mio piccolo ci provo, ci credo e mi ostino.
Sono anni che faccio sacrifici, mi impegno, mi dedico…. e i risultati sono arrivati.
E non permetterò a nessuno di giudicarmi, di dirmi che “ho scelto la strada più facile” o che se continuo così “perderò tutto”. Non lo accetto. So solo io cosa ho dato alla danza e all’insegnamento. Ho dato i miei giorni, il giudizio della gente, il fastidio dei miei genitori, la mia salute, il mio tempo libero, il mio denaro, il mio passato, il mio presente e il mio futuro, i miei sogni, i pettegolezzi e gli insulti della gente, le mie illusioni, le critiche, l’invidia della gente.
So io che significa vivere con tutta la passione ke hai nel cuore un’Arte.
So io che significa ballare con la febbre.
So io che significa avere un tendine pronto a distruggersi.
So io che significa sentire la delusione dei proproi genitori addosso perkè non hai scelto più ciò ke loro volevano.
So io che significa vedere i propri sogni buttati a terra.
So io che significa essere custode dei futuri di tante piccole farfalle.
No, non lo accetto che qualcuno è li a dirmi come devo fare il mio lavoro.
Non ho chiesto a nessuno di vivere la Danza così come la vivo io.
Non pretenddo ke il mio modo d’insegnamento così duro venga accettato da chiunque, colleghi e allievi.
Io sono così. Rispetto qst’Arte come se fosse la Donna più bella e più sacra di questo Mondo.
Io sono diverso, fin troppo, forse troppo duro e idealista, ma ci credo ancora in questo sogno e in quello dei miei allievi.
E spero ancora che preservando la qualità e il cuore rispetto la quantità io possa continuare a inseguire e raggiungere qst mio sogno o come mi è stato detto “illusione”.
Perchè io ci credo e so che prima o poi un giorno riderò di tutti i miei sacrifici.

Il muso e la risata

Pubblicato: gennaio 23, 2011 in Black Time

Poi arrivano quei periodi così fastidiosi perkè non sai mai come viverli….
Preso dagli sbalzi d’umore non riesci a capire se sono giorni tristi, allegri, sereni, o malinconici….
E sembra proprio così qst periodo.
La giornata di ieri è esemplare.
Mi sveglio con un muso immotivato, sistemo la mia stanza in fretta e furia perchè alle 12.07 si deve prendere il Treno per andare a Bari. Un viaggio con la mia compagna di avventura, nonchè ballerina della scuola avversaria ma tra di noi c’è molto rispetto e complicità alla faccia di ki dice che tra ballerini ci si odia, caratterizzato dal caldo torrido di quel treno, dalla noia, dal sonno, e dal muso seppur nascosto ke mi portavo da casa.
Dopo circa due ore arriviamo in “terra straniera”, così la chiamo Bari.
Andiamo alla fermata, dove dobbiamo aspettare la circolare, ops! Bus si dice a Bari n.27 … aspettiamo… bene, è già in ritardo…. ah eccola… alziamo la mano (perkè a Bari se “non le chiami” non si fermano)…. questo ci passa davanti indicandoci con il dito “dietro”… io e Valentina ci guardiamo per dire “cè vole???? Ce ne sarà un’altra dietro?”…. si avvicina un signore: ” no ragazzi, la fermata ora è più dietro…. ”
Cazzo! Siamo già in ritardo, stò cretino poteva pure fermarsi per 50 m di differenza!!!!!!!!
Vabbò aspettiamo la Circolare, ops Bus, 6.
“Mi scusi, ma il 6 comunque ferma qui????”
“Si si il 6 si!”
“Ne è sicuro?”
“Si!”
…. vatti a fidare degli sconosciuti… il 6 passa, alziamo la manina, qst gesto io lo odio!, mette pure la frecce per accostarsi, e….. se ne va! Naaaaaaaaaaaa….. Kitè….. ma il Destino Beffardo fa scattare il rosso al semaforo a 200 m da noi, e la circolare, ops Bus! si ferma. Mi giro a Valentina come in un film horror: “Valentina corriiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!)
Sotto la pioggia, con le pozzanghere e i pantaloni bagnati noi scappiamo verso qst maledetto, arriviamo, bussiamo alla portiera…. Lui non ci apre! Ma stò stronzooooooooooooo!!!!!!!!!
Apri cretino, ti spacco la faccia, menaaaaaa…… fino a quando la vale non fa il gesto “del perfavore”…. solo dopo quello, dopo esserci bagnati abbastanza sotto la pioggia, ci apre: “non è la fermata lì!” con aria burbosa…. “Noi sapevamo li! così ci hanno detto!”…. potrebbe iniziare una discussione placata subito da Valentina. Io leccese in una circolare (cazzo io la chiamo così!) barese non è il massimo!
Increduli facciamo qst tragitto dove persino veniamo a sapere ke basta cantare una canzone con la chitarra e non paghi il biglietto…. si è successo qst…..
Vabbò… il muso non c’è più…. arriviamo in accademia…. Lezione faticosa, ansiosa, perkè quella Maestra ti mette un apaura addosso… Dio mio…… Coreografia non impossibile ma la mia mente ormai è lenta a imparare…. però Lei viene spesso da me a correggermi, a darmi consigli e a insultarmi….. ma va bene così…. se su 50 si fissa ci sarà un buon motivo….. Dopo due ore e poco più finisce… e per la prima volta ci dice “bravi ragazzi, davvero!” …. si vabbè…..
Ritorniamo verso casa… nuovo viaggio…. il ragazzo ke era accanto a noi, esausto delle nostre chiacchierate si sposta a un certo punto…. non potevi farlo prima così mettevo il borsone al posto tuo!!!!???
Si arriva a casa e il muso ritorna…. sarà che qst accademia mi ricorda sempre una mia storia… si, perkè un anno fa e più qnd uscivo da lezione c’era sempre la chiamata: “bhe come è andata? ti sei divertito?” era bello poter condividere le emozioni di una lezione con il proprio amore…. e quante volte scendevo dal treno e speravo ke ci fosse proprio quella persona a farmi la sorpresa?…. (mai successo -.-”’)
Il muso però deve sparire… stasera finalmente voglio uscire.
Si, finalmente…. ormai la pigrizia ha preso il mio corpo…. non esco più se non è per lavoro…. convivo con le mie tute… non mi curo più…. cavolo no! Stasera io volglio uscire…. e ho voglia di ridere e bere!!!!
E così è stato…. ritornare in un vekkio gruppo è smepre difficile, rimarginare alcune ferite che ci sono state, riavvicinarsi dopo essersi allontanati è complicato, rimandare il messagio “ragazzi voi ke fate stasera?” sembra anche strano…. e invece…. la serata è andata benissimo… a bere cocktail… 1 2 3 cikketti…. organizzare giochi per il giorno dopo…. un viaggio… parlare del più e del meno… ridere….. assai…. alcuni pensieri ke tornano ma la scelta è stata fatta e non si torna indietro…. e perdere per un pò il muso ke avevo…. si mi ha fatto bene uscire….. ore 4 a casa….
Ecco qst giornata è esemplare!
Queste settimane passano così…. tra un muso immotivato…. la danza ke mi fa tornare sempre e comunque il sorriso…. pensieri…. pigrizia….e poi la voglia di superare qst negatività…
In fondo so il motivo di tutto ciò.
Sono una persona ke ha bisogno di mete….
Amo viaggiare sapendo di dover raggiungere qualcosa o qualcuno…. se nel lavoro gli obiettivi ci sono sempre e sono tanti….. nelle amicizie e nell’amore spesso mancano…. forse è la mia indole….
Ora come ora negli amici cercherò di fare due cose:rimarginare le ferite con la mia vekkia comitiva e pretendere più stima da ki mi sta vicino….. ke va bene che siamo amici, però ogni tanto sentirsi dire “bravo” non solo per l’amicizia ma anke per il resto servirebbe al nostro animo…..
In Amore?…. lasciamo stare… qst è poco ma sicuro: starò fermo! Tra chi ci creda, tra chi non ci creda, tra chi sa cosa vuole e tra ki non sa cosa vuole…. io starò fermo! F E R M O
Per adesso sarà così…. speriamo…. e poi la tradizione ke a San Valentino sono sempre single non la vogliamo mantenere anche per qst anno???? -.-‘ ahahahhaah… ridiamoci su…..

Il Muso e la risata, è stato sempre così…. e forse lo sarà sempre…..

“Diversa”

… E lei guardò quei visi con pietà e vergogna per l’ultima volta : non capivano che i veri mostri erano loro …

Un tempo lontano, una terra vicina, una storia diversa…
Una storia che tratta di una persona come tante altre: nulla di stravagante, nulla di esagerato, nulla di meraviglioso… eppure questa stessa persona fu condannata proprio per la sua presunta diversità, buttata e addossata da chi nemmeno la conosceva, da chi nemmeno sapeva il suo nome.

Iole, era una ragazza, bellissima. Bionda, alta, occhi verdi… una voce incantevole: quando cantava sembrava che una sirena stesse intonando il suo canto più dolce e ammagliante. Mite, discreta, saggia.
Una ragazza perfetta, o come si diceva dalle sue parti “una donna da sposare”.

Ogni mattina sul presto si svegliava, andava al torrente, col secchiello raccoglieva un po’ di acqua fresca, poi spensierata se ne andava per i campi, prendendo qua e la fiori e piante… chi la guardava storceva un po’ il naso: non riuscivano a spiegarsi perché una ragazza così bella stesse sempre sola e il perché di quei gesti quotidiani nel raccogliere quelle piante così tanto sconosciute a loro…
Poi nel pomeriggio era sempre impegnata nel suo orticello: fertile e pieno di ogni ben di Dio… nonostante la pioggia o il freddo, la siccità o il sole infuocato, il suo piccolo campo le donava frutti e verdure dall’aspetto invitante, e i vicini non riuscivano a spiegare il segreto di tanta bravura nelle arti agrarie….
Infine, ogni notte la sentivano cantare, circondata dalla luce fioca di candele e dai profumi misteriosi di incensi… tutto ciò sempre sola…

E c’era sempre qualcuno che si prendeva il diritto di capire quella ragazza…
… nonostante questa ragazza non chiedesse nulla a nessuno…

E l’ignoranza genera sempre pettegolezzo, l’invadenza cattiveria, l’indifferenza curiosità…
E fu così che un gruppo di contadini riuniti iniziarono a dire: “quella ragazza è strana, ha qualcosa che nasconde… una donna così bella e sola…” altri continuarono “ogni mattina va a raccogliere piante e fiori a noi sconosciuti, perché? A cosa le serviranno?” … altri ancora dal fondo della sala “ma voi sapete che ogni notte canta alla Luna e riempie la sua casa di profumi e odori non normali?”… tra i contadini nacque così il sospetto… e il sospetto non genera altro che sfiducia, sfiducia verso chi non si conosce…

Iniziarono a seguirla di nascosto, a controllare ogni suo gesto, ogni sua attività, ogni sua parola…
Ma Iole non si accorse di nulla, o forse fece finta di non capire per paura di queste persone che ai suoi occhi sembravano così strane…

Lei imperturbata ogni giorno ripeteva i suoi gesti… la mattina al sorgente, il pomeriggio nel suo orto e la notte con i suoi canti … cercava di non dare importanza a quella gente, che forse infelice e annoiata della propria vita, trovava il peccato in quella altrui. Lei era così… discreta, dolce, solitaria… si, forse qualcuno l’avrebbe potuta chiamare “strega” per le sue conoscenze medicinali, per il suo interesse alle leggende, ai misteri, agli spiriti della natura, ma lo viveva nel suo piccolo, senza nessuna forma si esibizionismo … era la sua vita intima e privata, e nessuna poteva o doveva prendersi il diritto di giudicarla…
Ma l’indole umana è portata a giudicare, a far collocare alcuni di noi sui piedistalli, pronti a dare una sentenza che obiettivamente nessuno ha chiesto…

E fu così che nel villaggio si sparse la voce delle sua arti magiche, della sua diversità…
Chiunque la incontrava cambiava strada o le imprecava contro… calunnie e maldicenze assalirono la povera ragazza che non riuscì a reagire a tanta cattiveria….
Un giorno si trovò nel piccolo negozio del paesino, chiese delle uova alla signora e lei con aria scorbutica e nervosa “ a cosa ti servono mostro? A fare sortilegi contro di noi? I nostri figli? Le nostre terre? Mostro chi sei? Devi andare via da qui!!!!” Iole, sconvolta si mise a piangere “ma io non sono un mostro, non faccio nulla di male…” la signora in modo veemente continuò: “Devi andare via! Non ti lascerò qui, a sporcare il villaggio!”
Iole trovò un po’ di coraggio e con rabbia le rispose “Io non andrò via, mai! Questa è la mia terra e non l’abbandonerò! Lei la deve smettere di accusarmi e insultarmi, è solo una fallita, una donna senza mete, vuota, stupida, in questo modo lei non sarà mai felice, resterà sola, piena di lacrime e solitudine”.
La signora del negozio iniziò a gridare, corse fuori dal suo locale, scese in piazza “Mi ha maledetto!!!! Ha detto che sarò sola… che soffrirò… che sarò infelice…. Mi ha maledetta, la strega mi ha maledetta….” E piangendo come una pazza vagò per tutta la piazza… Chi la vide la immaginò come un’impossessata da chissà quale demone… Videro Iole nel negozio, due uomini la presero per le braccia fortemente rimproverandole contro “ora tu farai una brutta fine, mostro! Ti porteremo al Tribunale e li verrai condannata! E lascerai finalmente noi in pace”.

Iole non capiva, disperata, non si accorse che la sua vita era stata capovolta da chi nemmeno la conosceva… da donna semplice e timida era diventata la fonte di ogni male… senza sapere il perché, il come, il quando.

Fu così portata davanti al Sindaco che falsamente la interrogò: “Perché si comporta così? Perché fa sortilegi alle nostre spalle? Noi non le abbiamo fatto nulla di male… perché ci vuole distruggere?”
“Ma io, non sto facendo nulla di questo … siete voi che mi state condannando inutilmente di un peccato che non è il mio, io sono innocente!”
Riprese il sindaco: “Lei ogni mattina raccoglie fiori e piante?”
“Si”
“E’ vero che il suo campo è sempre fertile nonostante il maltempo o la siccità?!”
“Si, ma solo perché ne ho molta cu…… “
“Silenzio! Lei la notte canta e parla da sola nella sua abitazione? Utilizza candele e profumi? ”
“Si… ma io parlo con il mio gatto… e i profumi gli utilizzo solo per….”
“Stia in silenzio le ho detto! Ora, lei pratica le arti esoteriche? Ci dica la verità!”
“No… io leggo solo delle leggende, mi interesso di medicina, erboristeria, cure naturali, niente di più!”
“Lei è una strega!”
“No! Io non faccio sortilegi o incantesimi a fin di male! Io sono innocente! Solo perché vivo per conto mio, solo perché amo la natura, solo perché non vivo la vostra quotidianità, non vuol dire che sono un mostro come voi mi state dipingendo! Si, sarò diversa da voi, ma lo tengo per me, non vado nel villaggio a mostrare chi o cosa faccio… non vengo da voi a incolparvi di tutti gli errori e dei peccati che commettete, non vengo a giudicare le vostre falsità, i vostri pregiudizi, le vostre bugie… io vivo nella mia discrezione, senza offendere niente e nessuno… la mia diversità la tengo chiusa nelle mie quattro mura… sono una strega? Non lo saprete mai! La mia vita non è affare pubblico, voi, voi non siete nessuno per giudicarmi! Per incolparmi! Voi non siete nessuno!!!!”
Il Sindaco aspettò che la ragazza finisse, aveva ormai sentito la frase che attendeva “quindi se lei fosse una strega non ce lo direbbe, bene… la nostra legge ci consiglia di condannare chi, come lei, non ammette le sue colpe o non spiega la sua condizione… lei per noi è una strega e per questo verrà condannata a morte, alla vista di tutto il villaggio, affinché i suoi sortilegi finiscano e torni la pace nel nostro paese”.
Iole non credeva a tutto ciò…
Fu presa, picchiata, denudata, insultata.
Portata al centro della piazza, vide lo strumento della sua morte: una pira di fuoco.
Legata ad un palo, fu buttata nel mezzo della pira, alta, accesa con un fuoco ardente…
Lei trovò tutta la forza che aveva nel cuore… cercò di non versare nessuna lacrima e di non far uscire nessun grido di dolore… Doveva morire come aveva vissuto: timida, in silenzio, discreta, da sola….tutti la guardavano con quegli occhi che sembravano spade conficcate nella spalla… forse a Iole facevano più male quegli sguardi che il fuoco che pian piano la stava divorando… a un certo punto, iniziò a sorridere… tutti ebbero paura: come può una donna così apparentemente fragile, sul punto di morte, ridere?
Lei abbassò gli occhi… incrociò gli sguardi di ciascuno… e ad ognuno donò un sorriso…
Nel cuore di qualcuno sorse il dubbio dell’aver sbagliato, dell’aver giudicato e accusato quella ragazza ingiustamente… nacque dal sospetto la paura della colpa… del rimorso, dell’ingiustizia….

Lei si accorse di questo e alzò gli occhi al cielo, luogo dove tra non molto sarebbe andata… cercò poi con lo sguardo la sua abitazione e il suo campo, simboli delle sue finte colpe…. Guardò le fiamme che la stavano bruciando: erano ingiuste, lei si, era diversa, ma non aveva mai osato mostrare o mettere in mostra quello che agli altri poteva dare fastidio, lei era consapevole che la diversità spaventa all’occhio dell’ignorante e per questo non aveva mai voluto né parlarne né far vedere….
Lei era innocente….
Tutti continuarono a fissarla ma molti occhi iniziarono a scendere: non riuscivano a reggere quei due occhi così sereni e così chiari… altri ancora finsero di poter sopportare quello spettacolo così ingiusto, falsamente continuarono a pensare che quello che stava morendo era un mostro… falsamente lo pensavano….

…E poi lei guardò quei visi con pietà e vergogna per l’ultima volta: non capivano che i veri mostri erano loro..
… e sorridendo andò via…

di Mino Bianco

Forse è un traguardo

Pubblicato: gennaio 18, 2011 in Di Tutto e di Più

Forse è un traguardo quando capisci ke la tua Vita non dipende più da quella di un’altra persona.
Non dover aspettare nessun messaggio sul cellulare.
Non dover programmare i tuoi orari per conciliarli con quelli di ki ti sta vicino.
Non aver paura di fare qualsiasi cosa con il timore poi di una ripicca o di un dolore altrui.
Rendersi conto che il Passato lo hai lasciato dietro di te e che il Presente forse non è quello giusto.
Guardarsi nello specchio e dirsi “forse se sto solo sto meglio”.
Perchè in fondo devo capire che per amare qualcuno bisogna avere tanta forza di volontà, pazienza, costanza e determinazione. I “forse” non possono aiutare questo Sentimento che invece dovrebbe avere in sè solo tanta Convinzione e Sicurezza.
Allora ad occhi chiusi, quando la sera, sei nel letto e riguardi la giornata appena trascorsa e pensi: “oggi mi è mancato qualcosa?”… aspetti cosa dice il Cuore… dopo un pò, nel pieno silenzio, lui ti risponde “forse niente e nessuno”… ecco allora il Traguardo lo hai davvero toccato.
Un traguardo ke ti fai gioire perchè cosa più bella non c’è se non l’Amor Proprio, che farà soffrire ki invece ti guarda da lontano sperando di avvicinarsi, farà riflettere ki ti ha perso, farà invidia ke ti vuole male.
E proprio quando raggiungi il Traguardo dopo una lunga maratona, ti rattristisci un pò…. perchè ormai un lungo viaggio è stato compiuto e ora dovrai cercare altre mete degne da percorrere. Ora sei pronto anche a dimenticare tutta la fatica vissuta, ora puoi anche togliere quella tuta ke hai tenuto stretto e lasciarla via, ora quella corsa non è più quella corsa ke temevi… è altro… e a volte è triste ammettere come le cose cambiano… come cambiano le persone… i sentimenti…
Ma è così…. come dice la canzone ke è nelle mie cuffie “let it be…” … lascia che sia….

Si… lascio che sia …Come tanto tempo fa dicevo, riprendiamo a correre verso il Sole, lui ci aspetta….
Io corro, anke senza una gara, riprendo a correre…

E’ come stare sott’acqua dopo un minuto: alla fin fine ti abitui all’apnea e ti senti un pesce…
E’ come quando hai le vertigini ma sulle scale ci devi salire lo stesso, non guardi più giù e fissi il il soffitto…
E’ come quando cadi, ti fai male, ti rimane il livido e il dolore, ma sai ke prima o poi passerà, le gambe servono per camminare, non per stare ferme…
Ecco alla fine ci si abitua anke a ciò ke ci fa male…
E quel male si trasforma in abitudine.
Non so se questo può essere positivo o meno.
Certo, non crea più la sofferenza di una volta, ma rimane lì, ferma, come una ferita che non si rimargina…
L’abitudine spegne molte emozioni, purtroppo.
Una canzone ke amo dice “il dolore ci fa diventare grandi”…
Io forse sto crescendo….
In fondo mi rendo conto ke nonostante tutto quello ke ancora provo, alla fine “un pò ci si abitua al dolore”….