Archivio per ottobre, 2011

.. non si deve aver paura delle cose che finiscono, perché saranno l’inizio di qualcosa di più grande…

“Io certa Gente non la concepisco proprio!… cioè come si fa essere così? Senza meta, senza energia, senza sapere dove e cosa fare? ”
Serena spesso parlava ad alta voce e rifletteva.
Si parlava da sola. Ogni tanto sua madre quando entrava nella sua stanza così all’improvviso e la vedeva chiacchierare con l’aria le diceva “Tu, o sei pazza o sei una visionaria e vedi i Santi nel soffitto!” e la ragazza ridendo le rispondeva ogni qualvolta “Dai mamma vattene che devo finire questo discorso che è importante!”
Serena, di nome e di fatto.
Si, fondamentalmente lei era felice . Ho detto fondamentalmente perché anche lei sapeva che non si può essere mai felici del tutto, perché i nostri desideri sono così mutevoli che nemmeno quando la nostra mano è piena di ciò che volevamo, già sta cercando qualcos’ altro.
Oggi rifletteva su quello che aveva visto nel suo gruppo di alcuni vecchi amici.
Zombie. Persone che si fanno trascinare da quello che decide un leader. Persone che dicono sempre un “si” che è talmente debole che nemmeno il proprio orecchio lo sente. Accomodanti, spenti, al punto di essere noiosi. Lei li definiva “sabbia”. Del tipo che durante una serata lei, vedendo la solita apatia dei suoi compagni, si alzò sulla sedia, davanti a tutti e iniziò a dire “Io da oggi vi chiamerò Sabbia!”
Gli altri sconcertanti e imbarazzati da quella scena, perché la gente come questa preferisce essere nascosta nella Massa senza attirare l’attenzione dello sconosciuto, iniziarono a dire a bassa voce ( … che palle, nemmeno durante una figuraccia riescono a essere un po’ prepotenti…) “ehi tu, scendi e fai la brava! Tutti ci stanno guardando! Che vuoi farci diventare lo zimbello del locale?”
Ma lei per niente disturbata continuò a dire ad alta voce (quasi come se fosse una sfida alla voce bassa dei suoi amici) , guardandoli negli occhi: “voi siete sabbia, né terra, né mare. Siete in mezzo senza essere. Siete così leggeri che anche il Vento vi può portare via. Siete così poco forti che spesso il Mare vi divora! Siete così insignificanti tanto che pure la Terra e i suoi fiori vi evitano! Sveglia cari!!!! Iniziate a essere, a scegliere, a crescere, a migliorarsi! Scegliete, siete liberi di farlo! Potrete essere un Mare in Tempesta, una Terra fertile, una Sorgente dissetante, una Dura Pietra, Ma scegliete di essere… non accontentavi di sopravvivere. “
Poi si sedette, come se niente fosse continuò a cenare.
Il giorno dopo nessuno di loro la cercò più.
E nemmeno la settimana successiva.
A dire il vero per tutto l’anno.
Ma a Serena questo poco importava. L’importante per lei era la sua anima, pulita, coerente e leale prima di tutto con se stessa, e poi con il Mondo circostante. E chi non accettava questo forse non meritava il posto affianco nella sua macchina. “Se ami il cielo, ami anche le sue nuvole” se lo diceva quando vedeva che qualcuno provava a cambiarla, a fermala, a dirle cosa fare! Mai e poi mai! Siamo nati liberi e liberi bisogna vivere, e liberi bisogna perire!
Ma tanta Forza spesso ci rende soli.
E così lei si trovò un giorno di Primavera sulla riva del suo Mare.
Era passato un altro anno.
Trecentosessantacinque giorni strani. Forse disarmanti.
Il suo Lui con un “tu sei troppo per me” la mollò su un Ponte mentre pioveva. Era il Cielo che piangeva per Lei. Serena non voleva regalare nemmeno una piccola dimostrazione di debolezza a colui che aveva donato un cuore puro, il suo, ed era stato dato indietro come un vestito della sbagliata misura.
Pensava anche ai suoi amici “sabbia” e all’indifferenza con la quale l’avevano trattata. Alle conseguenze della sua lingua fin troppo sincera tanto da sputare la realtà a chi finge. E la banconota di Monopoli crede di essere un soldo vero, non gli puoi togliere questa finzione che per lui è Verità.
E poi rifletteva su di lei. Così giovane su una spiaggia solitaria. “Forse sto sbagliando. Forse devo smetterla di guardare, osservare e giudicare tutto e tutti. Forse devo diventare anche io come la Sabbia, inerme a ciò che mi capiterà . E’ troppo strano che tutto ciò che io inizio finisca. Ci devono essere cose che prima o poi devono continuare ad accompagnarmi con pazienza e devozione, come fa il fedele con la statua del suo Santo! Non posso rischiare di perdere tutto ciò che ho solo nel nome della coerenza! Non tutto deve finire.”
Una prima lacrima bagnò il viso della ragazza.
“Ricordati che tutte le strade davanti al mare finiscono.”
Una voce spaventò Serena. Chi parlava era un Pescatore. Anziano, con le rughe sul viso, simboli del lavoro di una Vita. Era buono, gli occhi lo dicevano. Aveva sentito le confidenze della nostra amica. “Mi sa tanto che tu hai l’animo di un Pescatore ragazza!”
“Come signore?”
“Tu parli da sola, ad alta voce, al Mare. Parli di cose che finiscono. Parli come un Pescatore. Anche noi siamo solitari, anche noi parliamo con Lui che conosce tutti i nostri segreti. Anche noi odiamo la sabbia che ci incaglia e ci ferma contro il nostro volere, piuttosto amiamo il mare che ci fa navigare o la Terra che ci fa riposare! Ma mia giovane ragazza, ricordati nella Vita tutte le cose prima o poi finiscono e si trasformano.”
“Non capisco Pescatore”
“Tu oggi sei venuta con la tua macchina fin qui. Hai percorso una strada. La tua strada. Ma essa poi non poteva andare avanti, ha dovuto lasciar spazio al Mare. Lei si è fermata e si è conclusa. Perché poi il Mare doveva avere il suo inizio. Ecco, la Vita è così. Fa si che dopo la tua Strada possa iniziare un immenso Oceano. E ricordati che mentre sulla tua via potrai anche non trovare nessun passante, sai molti per pigrizia fanno solo pochi passi, nell’Oceano non sarai mai sola. Quello è il Mondo di chi esplora se stesso con fedeltà! Quello è lo spazio di chi osa. Arriva a questo Mare, lì, la sabbia è troppo in profondità da vederla e toccarla. E lì che inizia la tua strada.

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La mia anima cosi bella da far paura!

Pubblicato: ottobre 28, 2011 in Black Time

Oggi mi sono svegliato così!
Superbo, presuntuoso e fanatico.
Dopo la doccia mi sono guardato allo specchio, ho fissato i miei occhi.
Verdi, verdissimi.
E quando sono così chiari succede sempre qualcosa di bello, nuovo, vivo.
Erano e sono bellissimi, me lo dico da solo.
Qualke giorno fa mi hanno detto che la mia sicurezza fa paura a chi si vuole avvicinare, perchè alcuni “elementi” credono di non essere all’altezza del mio carattere così tosto, tanto da consigliarmi di essere più dolce, meno forte.
C’è chi prova a farmi arrabbiare tanto, riuscendoci pure, rinfacciando le cose che forse non facevo più (perchè non si supplica nulla agli umani semmai solo a Dio), perchè è molto più facile dimenticare quelle già ricevute.
Poi c’è chi mi dice di essere superiore, a non sprecare Tempo per chi mi ha ferito, ma io non lo accetto perkè alla Merda glielo devi ricordare che è Quella, altrimenti fa finta di non saperlo.
Ma poi quei due occhi verdi oggi mi hanno parlato.
Mi hanno fatto fermare.
Mi hanno fatto ricordare chi sono, cosa voglio.
Perchè farli arrabbiare?
Perchè farli divenatare piccoli dalla rabbia e dal nervoso?
“Oh Mino fermati!!! Guarda cosa hai dentro? Che ti manca? Sei pieno di difetti come un quadro dipinto con la foga dell’Artista, ma se non gli avessi che Uomo saresti??? Ma poi hai una matta voglia di vivere che forse pure Dio ti invidia. Hai una Passione così grande tanto da farti ballare per ore di continuo senza una pausa. Hai la gioia nel cuore di chi vuole sempre scoprire il Mondo e e le persone che ci vivono! Hai quella intelligenza nel cancellare le frasi sbagliate di un libro! E hai la salute, cosa che oramai non è più scontata. Infine hai un’anima, sensibile tanto da farti vivere nell’Arte… dolce da custodire i sogni dei tuoi ragazzi, forte per superare le delusioni più grandi, vera, perchè ti mostri per quello che sei, anche se molti non riescono e non vogliono capirlo.”

Minchia, quanto parlano i miei Occhi
Però hanno ragione, ho un’anima così bella da far paura, a tutti, ma mai a me!!!!

In qst periodo rifletto tanto, come state notando.
Si, ascolto molto quello che mi dicono.
Guardo quello che succede attorno.
Ma soprattutto sto in silenzio, cosa che non è da me, perkè io parlo tanto, sempre e dovunque.
Ed invece ora preferisco stare zitto, osservare gli altri e poi rifletterci su da solo.
Riflessione del mese Di Ottobre è: CHE MERDA DI REALTA’!
Cavolo, se apri bene gli occhi ti rendi conto della grande falsità di certa gente.
Dell’inutilità di alcuni rapporti.
Del peso di un Passato così idealizzato tanto da confondersi con l’Invenzione.
Della superficiliatà di alcune persone che amano definirsi “amici”.
Della poca passione in alcuni lavoratori.
Delle bocche che fanno bla bla bla solo per far prendere aria ai denti.
Della superbia di chi non conosce nemmeno il proprio naso.

La rabbia è un dono ke lascio solo alla gente a cui volevo bene e ancora ne voglio.
Il vero dolore invece crea indifferenza.
La stessa con la quale sto trattando 3/4 delle persone ke conosco!
E il problema è che molta di qst gente a me non sta mancando…
Forse perchè la distanza mette in risalto l’opportunismo e la mediocrità di alcune personalità.
Certo, ci si sente molto soli in qst modo ma allo stesso momento mi sento più leggero, vero.
Cammino per strada e se incontro una persona della quale ho davvero stima gli regalo un vero e grande sorriso, ed io ve lo dico, non so mentire con il mio viso.
POi ritrovi gente che non senti da un casino di Tempo e non la riconosci più perchè una nuova luce la illumina. Si chiama CONSAPEVOLEZZA!
Io, che sono ballerino, umile, ma con tanta passione e amore per la Danza, tanto da metterla davanti a tutto e a tutti, chiedo solo l’appoggio emotivo dei miei amici, che quasi sempre manca.
Io, che scrivo, per farmi conoscere, per far capire cosa c’è dietro la scorza, cosa ho in cambio? I complimenti della gente sconosciuta!
E’ paradossale come alcune persone, amiche forse solo virtualmente grazie a internet e ai social network, credo che mi conoscano molto di più di chi mi vede il sabato sera….
Linfa della mia Vita meno male sono i miei allievi, i loro sogni, il loro entusiasmo, il loro affetto, la loro stima. Tutto ciò che si può toccare e non immaginare.

Ma la conclusione ke mi faccio è solo una: non si può piacere a tutti!
Forse molta gente, opportunista e per non rimanere sola, accetta di starmi vicino.
E forse io l’ho capito.
E forse lo farò capire anche a loro.
Ma lo stupido non parla la lingua dell’intelligente, quindi so già che molti non capiranno, o faranno finta.

Ma poi è meglio così!
Questo può essere anche un bene.., perchè ci rende prenziosi e meno scontati come la massa… 🙂
Come dico sempre “i cuori sensibili evitano di divenatare come la MASSA!”
Ed io mi reputo un Cuore sensibile, con il vostro permesso.

“Un lupo ed un agnello, spinti dalla sete, erano giunti allo stesso ruscello.
Più in alto si fermò il lupo, molto più in basso si mise l’agnello. Allora quel furfante, spinto dalla sua sfrenata golosità, cercò un pretesto per litigare. “Perché”, disse, “intorbidi l’acqua che sto bevendo?” Pieno di timore l’agnello rispose: “Scusa, come posso fare ciò che tu mi rimproveri? Io bevo l’acqua che passa prima da te”. E il lupo, sconfitto dall’evidenza del fatto, disse: “Sei mesi fa hai parlato male di me”. E l’agnello ribatté: “Ma io sei mesi fa non ero ancora nato!”. Il lupo, arrabbiatissimo: “Allora fu tuo padre a parlare male di me”….. “

…..

…. Ma l’agnello rispose “non era la mia bocca a parlare, non puoi incolpare me per quello che ha fatto qualcun altro… “ . Il lupo non riusciva più a trovare la scusante per avvicinarsi e divorare quell’agnello. Doveva raggirarlo, doveva prendersi gioco di lui e poi divorare le sue carni…
Si avvicinò di nuovo e gli disse “piccolo agnello, posso bere assieme a te? Se tu non sporchi la mia acqua e non hai parlato male di me potremmo essere amici.”
L’agnello impaurito: “assolutamente no! Vai via da me! Che cosa vuoi? Mi vuoi uccidere? Perché? Cosa ti ho fatto di male?”
Il Lupo falsamente rispose: “Ma no, non ti voglio mangiare… voglio solo bere vicino a te… non ti preoccupare!” e si avvicinò alla povera vittima. “Come mai sei solo?” continuò a parlare, “Non è bene che un piccolo agnello come te sia da solo qui in giro, ci sono molti pericoli, piccolo e ingenuo come sei…”
L’agnello gli rispose: “Sono solo perché sono orfano. Me la devo vedere da me, solo con le mie forze. Ci sono molti pericoli qui, ma li devo affrontare altrimenti non sarò mai pronto a superare gli ostacoli più alti di me. Ora tu, che cosa vuoi da me? La natura mi ha detto che i lupi mangiano gli agnelli, ma adesso tu sei qui, affianco a me, a parlare, ed è per questo che ora non ti temo!”
Il lupo in effetti si stupì di quella sua reazione: aveva la sua vittima davanti e non agiva… perché? Come mai nonostante la sua fame non aggredì quell’indifeso animale che aveva davanti? Non si dava risposta…
Tutto ciò accadde ogni giorno…
Si incontravano lì al fiume, bevevano, chiacchieravano, ridevano e poi ognuno per la sua strada, come se tutto ciò fosse naturale.
Sembrava persino che fosse nata un’amicizia…

Ma a volte il forte diventa umile, il debole superbo….

Arrivò l’estate, un’estate caldissima che si portò addietro una gravosa siccità… i laghi si prosciugarono, i fiumi incominciarono a soffrire di vere e proprie secche: la sopravvivenza di tutta la natura era davvero messa a rischio.
Un giorno l’agnello arrivò al fiume con altri sei compagni. Incontrò il Lupo che con un bel sorriso lo salutò “Buongiorno!!!!! Un po’ ritardatari oggi??? Oh, sei venuto con degli amici!”. Ma l’agnello freddamente disse: “tu predatore, rubi la nostra acqua, devi fuggire dalle nostre terre, non sei ben voluto, devi andare via!”
Il Lupo non capiva:” Ma io e te siamo amici ormai, perché mi fai questo? Ho lasciato che la mia fame non fosse ripagata per lasciare te in vita, e tu ora mi tradisci? Perché? ”
L’agnello con indifferenza lo spinse lontano dal fiume e con forza e violenza il Lupo fu esiliato da quella terra, tradito da chi gli era più vicino.
E fu così che l’agnello divenne più furbo del Lupo…
… perché a volte il forte diventa umile, il debole superbo….

un treno

Pubblicato: ottobre 25, 2011 in A parole mie...

Ti senti mai un alieno?

Pubblicato: ottobre 24, 2011 in Black Time

La gente è pazza e non sta bene.
La stupidità e l’insensibilità di alcuni elementi fanno crollare tutti i buoni propositi del quiete vivere.
La Realtà è così cruda come il prosciutto e grassa di incoerenza e superficialità!
Se da te dovesse venire la tua ex o il tuo ex chiedendoti se conosci quel bel gnocco/a che è li davanti a te, tu come puoi comportarti? Come puoi reagire? Maturità vuole di essere superiore rispondendo con un cinico e sordo “ciao, sono cose che non dovresti chiedere proprio a me.” Ma come voglio ripetere la gente è davvero insensibile e continua a “scherzare” … ma male…
Se dopo anni di amicizia, ti rendi conto che la persona che hai davanti, era solo una finzione costruita a tavolino dai tuoi ricordi e dal tuo modo di vedere il Mondo, l amicizia e il Passato, che però non coincide con l’effettiva realtà, ke fai? E se quella persona era per te un punto di riferimento, una colonna portante della tua casa, come fai a continuare a stare sotto quel tetto pronto a cedere? E soprattutto se questo castello è crollato come fai a fidarti di entrare in altre case, capanne???
E se c’è poi chi ti gioca con le parole, celando dietro alle belle maniere solo tante bugie e per di più ti condanna di essere troppo acido e cinico da giudicare anche un gioco? Tu cosa puoi fare?
Gli rivolgi le spalle nonostante tu non voglia farlo.
E se tu hai una dote, una passione, un amore che per essere capita pretende Pazienza e Tempo da parte della Gente, la stessa gente che però è pronta a starti vicino solo qnd fai il pagliaccio, ma quando diventi una parola che discute, riflette, ragione e non fa più ridere, si allontana, e non apprezza quello che fondamentalmente sei, tu come potresti giudicare tale gente??? Io direi inutile!

E se nonostante sei circondato da trenta persone, le guardi e pensi “ma chi veramente mi conosce” e la risposta è NESSUNO, bhe allora anche tu, come me ti stai sentendo un alieno.
E gli alieni si sentono sempre soli.

“……La parola alieno (dal latino alienus[1] col vario significato di: «appartenente ad altri, altrui; straniero; estraneo; avverso»[2]) assume diversi significati in funzione del contesto di riferimento. In generale indica una qualunque cosa o soggetto estraneo all’ambiente di riferimento….”

Estraneo a quello che sento vicino. Si.
E si parla così solo per buttare fuori il marciume… la Pietà e il conforto gli alieni non la vogliono!

“Papà perchè la Gente va via sapendo di lasciarci in lacrime?”
“Amore, prima o poi si ritorna a casa, sempre, chi prima, chi dopo.”

Alice guardava la foto di sua madre.
Era in bianco e nero, per sottolineare che ciò che stava vedendo era il suo Passato.
A volte ci lasciano i migliori.
Magari ai falsi, ai cattivi, ai ladri, agli assassini il Buon Dio dà la punizione di una lunga vita.
Si, punizione, perchè come fai a chiamare Vita quella di chi ha sopra di sè il peso di un cadavere, della povertà altrui, della tristezza causata in un’altra anima? Non è vita. E’ sopravvivenza! E la Giustizia divina sa sempre scegliere per ognuno di noi, buoni o cattivi che siamo.
Ma il cielo è grande e per illuminarlo di Notte ha bisogno delle stelle più belle, delle più luminose, delle più pure, a costo di far piovere lacrime e tuonare grida di sofferenza.
E si prende sempre le stelle più belle, quelle più sincere.
Forse il Cielo è un pò egoista.
Ma Alice era piccola e non poteva capire tutto ciò.
A dire il vero nemmeno il Padre poteva capirlo.
Come si fa ad accettare che una Malattia ti ruba all’improvviso la cosa più bella che hai?
Come fai ad ammettere che si può andare avanti quando il tuo Cuore è talmente morto che a stento pulsa il sangue nelle tue vene?
Come fai a spiegare ad una bambina che la Morte c’è, esiste e non chiede il permesso alla Vita quando vuole rubarci qualcuno?
Non ci sono risposte. Lo dobbiamo accettare. C’è chi confida in un Dio. Chi in una equazione fisica. Chi in un Mondo lontano. Confida nella speranza. Perchè altro non si può fare.
E quando Alice chiese al padre il perchè della Morte della sua mamma, lui non potè che usare una piccola metafora.

“Amore, tutti dormiamo nello stesso letto. Poi la Mattina,alle prime luci del Sole ci si sveglia. Lasciamo quel letto, quel tetto, quella casa e scendiamo nel mondo in cui viviamo. C’è chi va a studiare, chi va a lavorare, chi va ad aspettare qualcosa che non ha. Passa tutta la Giornata. Poi scende la Luna nel Cielo e il buio. Quel buio che fa paura a tanti di noi. E che si fa dopo una lunga giornata di lavoro?”
“Si ritorna a casa, papà!”
“Ecco, la mamma è ritornata a casa un pò prima degli altri, forse aveva qualche compito in più da fare”.a href=”https://minoilballerino.files.wordpress.com/2011/10/bambina_triste1.jpg”>ù fa fare.”

Erano per strada.
Come ogni santo giorno.
La loro vita non era stata mai un sogno, nemmeno per un secondo.
La loro vita assomigliava a una perenne battaglia contro il Destino, contro la sopravvivenza.
Emanuele e Gloria erano stati abbandonati fin da piccoli dai loro genitori, che per mancanza forse di soldi, o di salute o di coraggio, li avevano lasciati in tenera età per strada. E questa era diventata la loro casa, così come gli uccelli del primo mattino i loro vicini, la spazzatura la loro fame e il cielo il loro quaderno dove scrivere i propri sogni.
Due fratelli che stringendosi l’uno all’altra avevano trovato la forza per non farsi prendere dall’angoscia e dalla solitudine, dalla disperazione e dall’oblio di chi non sogna.
Cercavano sempre un lavoretto per provare a trovare un posto nella società.
Erano gentili ed educati, nonostante questa l’avessero imparata osservando la bella gente.
Due ragazzi che si amavano, nonostante nessuno non li avesse mai amati.
Ma di questi due personaggi la cosa che più mi stupisce e mi fa sentire molto più piccolo di quello che sono è il loro ottimismo e il loro credere nella speranza.
Quella speranza che ti permettere di correre giorno dopo giorno verso il Futuro.
Quella speranza di chi, sporcandosi le mani, sa che la vita potrà essere sempre migliore.
Quella speranza che lessi nei loro occhi quando un giorno mi fermai davanti a Gloria e le chiesi: “come fai a essere sempre così sorridente e felice? ”
E lei prese le mie mani che momentaneamente erano occupate dal mio cellulare. Poi prese le sue, vuote. Le guardò e poi dolcemente mi rispose:
“vedi le tue mani? Sono occupate, hanno già da fare, hanno già qualcosa da stringere. Vedi ore le mie, sono graffiate e vuote…. Ma se sono vuote significa che le posso riempire…. Io ho sempre questa speranza…. Di trovare qualcosa per riempire le mie fragili e stanche mani.”.

… perché a volte la Speranza è la cura ai nostri dolori, alle nostre perdite, alle nostre delusioni….
… la speranza di riempire con qualcosa di vero le nostre mani…

Di Mino Bianco

Puoi perdere tutto, ma non te stesso

Pubblicato: ottobre 20, 2011 in Black Time

In un periodo come questo, dove perdi amici come le foglie d’autunno…
Che perdi nuove conoscenze e vekki amori come le immagini nelle foto sbiadite dai Ricordi.
Un periodo nel quale nemmeno ti accorgi del Tempo ke passa, tanto è rubato dagli impegni.
In questi giorni in cui perdo molte delle cose che facevano parte della mia Vita, anke troppe, bè, una consapevolezza mi è rimasta.
Non devo perdere me stesso.
I miei sogni.
I miei principi.
Le mie idee.
Le mie scelte.
Il mio sorriso.
I miei occhi.
La mia forza.
La mia Passione.
Le mie paure.
La mia coerenza.
Non devo perdere quello che mi rende diverso da chi mi sta vicino, a costo di perdere il resto.
Accontentarsi non è stato mai quello ke ho preferito, tanto meno lo faccio adesso, ora che mi rendo conto che bisogna ambire al massimo perchè in fondo “me lo merito”.
Si dice che ad ogni rinuncia corrisponda una contropartita.
Oggi perdi qualcosa, ma domani ne guadagni una nuova, forse migliore.
Ecco, allora se qst illusione può essere speranza e poi realtà, continuo a perdere ciò che si lascia perdere… anche qst è una scelta, e non mia…
Puoi perdere tutto, un amore, un amico, un lavoro, una moneta, ma non bisogna mai perdere la consapevolezza di se stessi.
Mai.
E mai lo permetterò a qualcuno.

Io sono, quindi esisto.

Poi arriva la Sera

Pubblicato: ottobre 18, 2011 in Di Tutto e di Più

Preso dagli schiamazzi dei miei bambini, dalle idee in continuazione nella mia testolina, dalle frasi dei miei amici, dalla musica perenne nella mia giornata, il silenzio tarda sempre ad arrivare nelle mie giornate…
Amo la mia vita rumorosa.
Amo qst Vita ke ti porta a destra e sinistra senza una pausa.
L’ho scelta io e non me ne pento. Le rinunce sono sempre tante e a volte sofferenti, ma la gratificazione è grande. Oggi per esempio una mia bimba si è avvicinata con due pacchetti e mi ha detto “qst dovevo darteli da tanto tempo ma mi ero sempre dimenticata”. I pacchetti erano fatti un pò alla bona e c’era il nastro d’adesivo giallo, quello da imballaggio, con su scritto “per mino bianco” (poi la madre mi rivelerà che pure i pacchetti li ha fatti lei a mano, a 8 anni). Apro ed erano due statuine di ballerine. Bè, qst si chiama soddisfazione. Finchè un’allieva grande e matura ti ringrazia o ti fa un complimento è segno di gratitudine per il tuo mestiere. Ma quando una bambina innocente, che per di più tratto male perchè pretendo tantissimo da lei, fa qst gesto allora oltre alla gratitudine, alla stima, al rispetto, c’è l’amore… quell’amore innocente che solo un bambino può dare… ecco, qst è la gratificazione di cui parlavo.
Ci si sente meno soli in qst Mondo dopo qst suo gesto.
Ma poi arriva la Sera e il silenzio prende il sopravvento.
Nel silenzio si riflette tantissimo.
Io lo faccio poco.
Impegno il mio cervello sempre a creare e immaginare coreografie, racconti, costumi… lavoro troppo… ma poi arrivano momenti come stasera, dove hai come sottofondo nelle cuffie la voce bellissima di Mina, un testo meraviglioso e la Testa riflette… e gli occhi si aprono… e vedono quello che c’è e soprattutto quello che non c’è.
E il peso di quello che non c’è è grande e tanto pesante.
Si perchè le mie giornate passano veloci grazie al mio amore per la Danza ma un mio primo maestro tempo fa mi disse “pensa anche al resto, non si vive solo di Danza”… bè forse un pò ha ragione…
Ma un pò…
Per ora la Danza mi basta e avanza.. è solo che arrivano momenti come questo, come ora, e dici e pensi
“ora un abbraccio di chi ti vuole bene, in modo incondizionato e disinteressato ci starebbe”.

Eh si… arriva la Sera con il suo silenzio…
E tu inizi ad ascoltarlo e sentire il vuoto che ancora c’è.