Archivio per marzo, 2012

Quest’anno le mie riflessioni cadono molto spesso sull’Amore.
Così tanto da scriverci uno spettacolo intero persino e che metteremo in scena a giugno.

Amore.
Nulla di più naturale e innato in noi.
E attenzione io parlo del sentimento puro, non solo quello che puoi provare per un Uomo o una Donna.
Amore per una famiglia, un mestiere, un’arte, uno sport, un amico.
Sarà che ho letto e ho visto tanta gente fingere di amare da farmi schifo.
Io infatti ho imparato a dire “ti amo davvero”
Si, perchè ormai si dicono quelle due parole a chiunque e quando lo si vuole e Venere sinceramente non se ne frega pù di noi e di quello che proviamo. Allora io, per attirare la sua attenzione ho deciso che userò quel “davvero” per farle capire che io ci credo ancora nel suo sentimento.
Non voglio offenderla come fanno “gli altri”.
Amore.
Quello vero, che ti fa superare ostacoli e incomprensioni.
Quello che tiene sveglio notte intere.
Quello che pretende mille sacrifici, capovolgimenti di pensieri, dolori.
Quello che lo guardi negli occhi e lo stomaco fa gru gru… per l’emozione.
Giusy Ferreri, cantante odiata da mezza mondo ma non da me, dice in una sua canzone “che di sangue si impara ad amare e non di solo parole”.
Nulla di più vero.
Se ami devi ancora soffire.
Ma è un dolore dolce che ha il sinonimo di sacrificio.
Se l’amore fosse una cosa semplice non sarebbe più così importante.
Ma in qst mondo dove tutto deve essere facile e scontato.
Del “Tutto e subito” quanto si è disposti a soffire ?
Vi rispondo io: Per niente.
Io, che frequento così tanta gente per lavoro lo noto.
Gente che si piglia e si lascia e si ripiglia, o magari si piglia l’ex dell’attuale fidanzato/a.
Gente che dopo dopo due giorni è già pronta a dire “ti amo”… ma ami cosa che se nemmeno lo/a conosci? Forse ami il suo nome, la sua macchina, il suo profumo D&G?
Gente che dice di amare una famiglia ma a lavoro sotto la scrivania parlano altre lingue.
Gente che dice di amare il lavoro ma a mezzogiorno sono ancora nel letto con una scusa qualsiasi.
Gente che ama i propri amici ma non si interessa dei loro problemi ma solo del “sabato sera”.
Gente che dice di amare follemente uno sport, un lavoro o un’arte, nel mio caso la Danza, ma poi dopo qualche mese ti dicono “non più ho tempo per farlo”.
Gente che ti diceva ” e non ti basta che ci vediamo due volte a settimana?”
Gente che ti amava ma poi stranamente non ti introduceva nel suo mondo.
No…
Tutto ciò non è amore.
Non sono un gran conoscitore di qst sentimento lo ammetto, perchè come tutti ho fatto mille sbagli nel mio passato.
Ma lo studio del latino mi ha insegnato che bisogna dare il giusto peso alle parole utilizzate.
Io il celebre “ti amo” lo venero e lo dico poche volte e per ciò che vale il suo significato.
Io amo davvero la Danza per esempio, come tutti sapete.
Io forse inizierò ad amare veramente chi mi sta vicino quando il Tempo mi darà conferma che è la persona giusta con la quale condividere tante strade.

Io amo davvero la mia famiglia perchè è lì, sempre presente nel mio cammino.
Io amo davvero il mio lavoro per il quale ho rinunciato a una mia carriera per seguire quella degli altri.
Ma ogni tanto mi sento io il “diverso”.
Sarà che sono troppo all’antica.
Sarà che mi hanno insegnato che si lotta per ciò che si ama davvero.
Che non si trovano scuse per non affrontarlo.
Che c’è sempre Tempo per ciò che si ama davvero, sacrificando tutto ciò che non è essenziale.
Non so a me così hanno insegnato.

Per amore si diceva “questo e altro”…
A quanto pare i proverbi non dicono sempre la verità…

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Il mio Papà

Pubblicato: marzo 19, 2012 in Smile ;)

Ci sono rapporti che nel Tempo migliorano e diventano sempre più importanti.
Sono costretti a nascere timidi ma dopo diventano forti e prepotenti.
Ecco così è successo con mio Padre.
Io faccio parte della generazione 1985, quella in cui era normale che un papà desse un ceffone al proprio figlio per imparare l’educazione.
Quella generazione in cui i genitori si svegliavano alle 5.00 di mattina per andare in campagna e dormiente ti portavano nel lettone dei nonni.
Quella generazione in cui il Papà era il Papà con la P maiuscola, non un amico, non un tenerone e nè un giocherellone, ma IL Capofamiglia, colui che aveva il dovere di proteggere e guidare 4 persone, una casa e un lavoro, colui che bisognava rispettare e “non rispondere” perchè così si faceva, perchè così era giusto.
Era il papà che mi diceva “tu hai solo un dovere: studiare! Se vai male ti porto via da scuola e vai a lavorare alle pecore dietro casa!”
Era il Papà che non mi prendeva per mano, perchè al tempo era compito della mamma, lui doveva insegnarmi a essere duro e forte, freddo quanto basta per affrontare la realtà.
Era il Papà che per dirti “bravo” ce ne voleva di tempo e di buoni voto…
Era il Papà che con con la paghetta di 5 mila lire mi insegnava a essere risparmiatore e cosciente del valore dei soldi.. forse anche un pò troppo 😛
Faccio parte di quella generazione in cui non c’erano telefonini, computer, i phone, uscite notturne a 14 anni, vacanze estive a 16 anni, sigarette nei bagni e quant’altro. NO.
Io avevo il mio diario, un piccolo quaderno nascosto tra quelli di scuola, spiato puntualmente da mia madre e che riferiva tutto a lui, da casa uscivo per andare in chiesa o al massimo per andare, di nascosto, a danza (a 18 anni), la mia vacanza estiva era un campo scuola con gli amichetti del catechismo laddove i miei genitori puntualmente dovevano venire a trovarmi almeno un giorno, contro il mio volere.
Io faccio parte di quella generazione che non si sarebbe mai permessa di dire una parolaccia a tavola davanti ai propri genitori, nonostante loro le dicessero, eccome… ahahah….
Mio padre è stato il papà che non ha accettato la Danza nella mia vita “perchè è una cosa inutile e fa spendre soldi”.
Mio padre è stato il papà che aveva dei genitori malati e ha sofferto come un cane quando il Cielo se li è portati via, pur non facendolo vedere.
Mio padre è stato il papà che ha costruito e ristrutturato tutta casa sua, con le proprie mani.

Ma il tempo ci migliora più delle volte…
E mio Padre è cambiato.
O forse siamo cambiati insieme.
O forse ancora siamo cresciuti.
Mio padre ora mi presenta con orgoglio e soddisfazione come il “Figlio Ballerino e Maestro” davanti a tutti, anche laddove non ce n’è il bisogno e magari istigando mia madre a mettere in borsa qualche dvd dei miei spettacoli per afrli vedere durante le cene con parenti e amici.
Mio padre ora mi telefona per chiedermi “come stai? che stai facendo? la macchina va bene? Guida Piano ca tu scappi sempre!”… forse anche troppe volte…
Mio padre ora non perde occasione per complimentarsi con me, per farmi capire che è contento del mio lavoro, del mio carattere, del mio percorso, anche se magari fa finta di non vedere molte cose della mia vita, come un padre vero dovrebbe fare.
Mio padre è ora persino su facebook, pronto a prendere il posto di mia madre e a spiare tutta la mia vita sociale e non…
Mio padre soprattutto è colui che è sempre pronto a salvarmi.
“Papà la macchina non parte”… e lui dopo mezz’ora ha già fatto 43 km ed è li affianco a me ad aiutarmi.
“Papà voglio farmi un controllo al ginocchio” e il giorno dopo ha già trovato l’appuntamento dal medico.
E non scorderò mai lo sguardo di mio padre (e ovviamente anche di mia madre) quando il 5 agosto un medico in cam ci disse “suo figlio sta benissimo, non ha nulla.” Uno sguardo di liberazione e commozione messi insieme. Di serenità dopo tanta paura, di felicità, di amore.
Lo sguardo di orgoglio davanti alla mia proclamazione “Dottore in beni culturali con 110 e lode”.
Cosiccome non posso dimenticare il suo tono di voce di solo qualche giorno fa, sconsolato e triste e pieno di rabbia con quella breve frase “di nuovo”.
E in un periodo così ansioso e difficile per me e per la famiglia, lui si fa in quattro per provare a “salvarmi” di nuovo.
Ecco questo è il mio Papà.
Questo è il nostro rapporto.
Poche parole.
Pochi abbracci.
Poche dimostrazioni.
Tanto sentimento.
Rubo una frase dal mio libro preferito, che rappresenta al meglio noi due, questi due uomini così diversi ma così uguali allo stesso modo.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”.
Grazie Papà, per tutto.

… le paure tornano…
… l’ansia cresce…
… domani saprò tutto…

Sono stanco sai?
Non voglio più lottare, voglio solo vivere.

Stanco di tutto questo

Pubblicato: marzo 7, 2012 in Black Time

Non è possibile dover tremare ancora.
Sentire questo gelo addosso.
Dover guardare avanti con il terrore di cadere e non rialzarsi più.
Sono stanco dell’ansia che ormai prende le mie giornate.
Stanco di questi occhi che devono nascondere di nuovo lacrime pesanti.
Stanco di dover temere tutto e tutti.
Mi chiedo perchè proprio a me.
Quale motivazione ha il destino a farmi tutto ciò?
Quale grande colpa ho da dover sopportare per la terza volta tale macigno?
Fato, Destino, Dio anche il più valoroso condottiero alla fine si stanca a dover lottare mille guerre.
Ed io questa volta non so.
Non so se riuscirò a sopportare in silenzio, con coraggio e forza questa altra ennesima paura.
Questa volta potrei rinunciare a combattere.
Potrei gettare la mia spada nel fiume e lasciarmi trasportare come una foglia senza anima.
Forse questa volta non ce la posso fare.
Questa volta tocca a te essere a clemente con me.
Solo questo ti chiedo.
Sii clemente con me.