Archivio per agosto, 2012

Che io sia nella fase “odio tutto e tutti” è ben risaputo.
Ma certo la Realtà circostante non mi aiuta a calmare qst sensazione.
“Mi raccomando niente sole forte, colpi di vento, sforzi fisici, stress e nervoso… stai tranquillo, rilassato”.
Così mi disse la dottoressa venerdi sera all’ospedale prima di firmare il permesso alla libertò del giorno seguente.
Ma cara dottoressa qui le cose sono davvero difficili da digerire.
Mi mordo la lingua 50 mila volte al giorno per non urlare il casino che ho in testa.
Vedo cose che davvero ti lasciano la bocca spalancata.
Vedi foto che ti fanno rabbrividire l’anima.
Sottolinei cose che “all’occhio stolto” non significano nulla, all’occhio “attento ai dettagli” dicono tutto.
Se l’Ipocrisia potesse parlare direbbe schokkata “che schifo”.
Troppa gente che fa di tutto per essere “santa” quando letterlamente è “stronza”.
Troppa gente che fa di tutto per piacere agli altri, forse anche riuscendoci, ma la domanda che mi sorge sarà ” ma poi si piacerà allo specchio?”
E’ naturale che si può cambiare sempre idea, solo lo stupido non lo fa.
Ma a me fa ridere chi si comporta da San pietro e poi non sa nemmeno usare una delle chiavi del proprio giudizio.
Sarà che qui nel Salento c’è molto vento e quindi le idee di molti sono come le bandiere, un pò a nord e un pò a sud, ma poi il vento ogni tanto si ferma… chissà dove vanno le idee di queste persone.
Ultimamente sono diventato un bravo osservatore.
Sarà che sotto sotto sono ancora un pò archeologo e mi piace scoprire cosa c’è nascosto dietro le persone… e noto, ahimè, troppi scheletri come quelli delle tombe che scavavo anni fa…
Attenzione, io non sono certo santa maria goretti… di difetti ed errori ne ho fatti, ne faccio e ne farò tantissimi ma una delle poche cose che apprezzo di me è la coerenza: chiamare per nome ogni colore, chiamare per nome ogni luogo, ogni sentimento…
La rosa può avere vari colori, forme e odori ma sempre rosa è… come tale rimane…
Ma scommetto che ci sarebbe qualcuno che avrebbe il coraggio di cambiarle il nome…
E zitto mi rimango…
Devo ricordarmi delle parole della dottoressa.
Mi aggrappo sempre più a quelle poche cose che hanno valore.
Il resto lo inizio a guardare da un passo indietro…
Non si sa mai, che qualcuno provi a cambiare anche il mio nome così come cambia le proprie idee e comportamenti…

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Al sesto giorno di reclusione forzata in questo ospedale mi ritrovo a scrivere nel mio blog.
In questi giorni ci ho pensato e non l’ho mai fatto.
Eppure qui il tempo per scrivere non manca, anzi avanza sempre.
Qui il Tempo è come se non ci fosse a dire il vero.
Sono solo tante ore in cui sei sveglio, o puoi dormire, o girovagare per gli stessi corridoi che alla fine impari a memoria.
Qui il Tempo non c’è, c’è solo l’Attesa e l’Ansia.
Si qst due cose coincidono: attendi il tuo medicinale con l’ansia di dover fare un controllo che ti farà schifo.
Attendi il tuo Medico con l’ansia di avere magari cattive notizie.
Attendi l’infermiere che deve farti la flebo (se non se la dimentica come hanno fatto con me, meno male che sono un tipo invadente e mi sono permesso di rimembrare a qt persone la mancanza appena ricevuta) con l’ansia di mettere male l’ago e di un prelievo.
Attendi una visita per passare le ore con l’ansia che non venga nessuno.
Persinoo il cibo che attendi mette ansia, l’ansia di vedere ogni santa sera lo stesso brodino che puzza di ospedale.
Qui il Tempo non c’è: ci si sveglia alle 5,30 quando misurano la febbre e se sei come me che non riesci a prendere più sonno e rimani sveglio finchè non fa sera. E il tempo vola o si ferma, ancora non l’ho capito
Al sesto giorno mi sono seduto e mi sono detto: “raccontiamo questa esperienza cosicchè in un tempo lontano (quando tornerò nella vita normale e li il Tempo ci sarà eccome) potrò ricordare quello che ho vissuto e cosa mi ha insegnato.
Oggi ho avuto la prima speranza: sabato dovrei uscire.
Cosa ho? non si sa…
Ero piuttosto tranquillo anche quando ho fatto le prime visite, è una febbre, un’infezione semplice che tutti possono prendere, passerà, qualke cura, puntura, flebo ma passerà. Ma poi un dottore ha infilato lentamente dentro di me una piccola enorme paura che non so se è andata via. Si, perchè qui ti bucano e forse ti considerano talmente tanto ignorante da non riferirti cosa ti stanno facendo e si limitano a dire: “sono analisi generali”, “sono antibiotici”, “sono compresse”, ma forse conviene che io sappia cosa mi fate e cosa ho….
Che è successo in questo periodo?
Inutile dire che ho avuto le solite delusioni da parte di gente che magari credevi più amica di quello che realmente sono. E’ vero : è nel mometo del bisogno che capisci chi sono le persone che davvero ti vogliono bene.
Per il mare, per una festa, per una discoteca la gente fa anche 50 km, ma per andare a trovare un amico in ospedale forse la benzina diventa troppo cara.
Poi ci sono quelle amicizie che nonostante il Tempo o la Distanza non si indeboliscono anzi si mostrano più vere di quanto io stesso potessi immaginare. Semplici, umili che zitte vengono e ti fanno sorridere.
Poi c’è stata anche l’indifferenza di tantissima gente a cui hai dato il cuore, ma a quanto pare o non se ne sono accorti, o forse loro non ce l’hanno.
Contento di quei pochi familiari che hanno avuto il coraggio di venirmi a trovare, perchè io non sono mai stato un nipote o un cugino modello eppure loro sono stati qui…
Poi penso a tutti quei genitori dei miei allievi che ogni giorno mi hanno chiamato o si sono messi in contatto con me per sapere come stavo: bè non me lo aspettavo eppure ci sono stati, con il loro affetto, con la loro stima, con la loro fiducia nel loro maestro, che “è forte e non deve mollare per i suoi ragazzi”.
C’è stata gente che insieme a me ha pregato, perchè forse la sola scienza a volte non basta.
E poi ci sono stati i miei genitori, come sempre pronti a salvare questo figlio a quanto pare un pò sfortunato con la salute visti i ripetuti problemi ogni anno.

In questi giorni ho evitato di lamentarmi. L’autocommiserazione rallenta la guarigione e il passare delle ore.
Sono stato in silenzio, ho voluto sopportare tutto ciò, le analisi, le flebo, le siringhe, cioè tutto ciò che mi rabbrividisce perchè ad ogni “infilzata” pensavo: ” mino resisti, serve per guarire, serve per tornare a casa, serve Mino per uscire da qui e tornare alla vita reale”. E allora stringevo i denti e vedevo quel sangue che mi tiravano, dovevo, devo e voglio guarire da ancora non so cosa, ma lo voglio.
Poi non è giusto lamentarsi proprio qui.
Ne vedi di cose brutte. Vedi tutti questi anziani che tornano bambini. Madri e padri accuditi dai loro stessi figli che forse diventano i loro genitori. Lo vedi il dolore qui e lo rispetti e capisci che si deve lamentare solo chi se lo può permettere.
Ho pensato all’amore, al mio amore, a quanto questo amore mi è mancato e forse ho capito che è quello vero, perchè mi bastava uno sguardo, solo uno, per farmi sorridere, per farmi felice, mi bastava quello in pochi minuti ed io ero felice. Credo che questo sia l’amore: quando anche la minima sua parte ti rende così sereno, penso che significhi che hai trovato la persona giusta. E se lo dico io davvero tutti possono cambiare e conoscerlo. O forse riconoscerlo.
Spesso si scrive “mi manchi” ma io ogni volta che l’ho scritto lo sentivo davvero.
La voglia di uscire da qui è solo vincolata al mio amore, alla possibilità si stare di nuovo insieme, come una coppia normale, così come è stato fino ad adesso.
Mi sono abituato agli orari, al cibo, alle cure, alla solitudine di questo ospedale ma non mi sono abituato mai alla sua assenza.

Ho imparato a pazientare, a stare calmo, a respirare piano, a superare la paura, a superare quel mal di pancia che ti viene per il nervoso, a dimenticare gli incubi ad occhi aperti.
Ho pensato e immaginato la Danza, anche qui, qui dove non potevo far nulla. Mi è mancata e mi manca ancora. Troppe volte ho pensato alla mia sala vuota, io, lo specchio e la musica.
E’ un bisogno. Ora ho davvero fame. Sarà una delle prime cose cha farò appena tornerò alla vita normale.

Ma poi è arrivato “oggi”: al sentire le parole “sabato potrà tornare a casa” il mio cuore si è rassicurato, ho pensato “torno alla vita reale, torno alle cose che amo”.
Torno un pò diverso.
Torno con alcuni cambiamenti che non piaceranno a molte persone.
Torno con la consapevolezza che bisogna credere davvero in poche cose e persone.
Torno come un albero maturo che farà cadere i frutti marci o quello che sono cresciuti male.
Torno col sorriso, di chi, spero, ha superato un’ennesima guerra, di quelle che fanno venire i brividi, di quelle che fanno paura, davvero.
Torno per chi mi ha voluto bene e me lo ha dimostrato.
Torno per poter dire la schifezza che c’è in giro e che non voglio più.
Torno più per me che per gli altri.
Io torno ma non credo che sarò lo stesso di prima.
Torno e spero di rimanerci lì, nella vita reale.

Torno come un albero che vuole crescere, che ha delle forti radici e che sa rinoscere il giusto dallo sbagliato.

C’era una volta una piccola goccia di pioggia appena arrivata nel fiume.
Era sola, impaurita.
Non conosceva la sua nuova casa e la Paura è sempre la più grande nemica quando si deve scoprire un nuovo mondo. Ci blocca le mani come se fossero incatenate, ci ferma la voce come se non l’avessimo più.
La paura di sbagliare, di cambiare, di sapere la verità, quella verità che non ci piace.
E la goccia rimase in silenzio, tremante, vicino la roccia.
Vedeva una grande confusione davanti a se.
Gocce che correvano da nord a sud.
Pesci agitati che si rincorrevano.
Alghe che si aggrappavano ad ogni cosa che trovavano sul loro cammino.
Una di loro si aggrappò alla goccia.
E la paura aumentò così tanto da farle uscire la voce: “che vuoi da me? Chi sei? Perché ti aggrappi a me? Lasciami stare!”
La piccola alga però era come lei.
Impaurita, non consapevole di questo moto continuo di cui era succube. “Scusami goccia, non lo farò mai più, non sono mai stata qui e copio quello che fanno gli altri. Qui tutti cercano di attaccarsi a qualcuno, non so se c’è un motivo, non so il perché, ma io per confondermi faccio come loro.”
Che strano il destino: ci allontana da chi amiamo da una vita e ci fa unire a emeriti sconosciuti che diventeranno i pilastri della nostra esistenza.
“No, rimani con me. Ho paura come te.” Disse la goccia un po’ più serena avendo trovata un’altra compagna della sua sventura.
“ E tu che ci fai qui?” disse l’alga alla nuova amica.
“Mi sono persa. Un attimo prima ero una nuvola, grande, leggera maestosa ed ora sono qui, piccola insignificante, sola.”
“Bhè ti sbagli. Non sei sola. Ora ci sono io”
Si guardarono e si sorrisero a vicenda.
“E tu? Perché sei qui”
“Perché è sempre così. Io cambio casa ogni giorno. E’ la mia natura che me lo comanda. Le correnti mi prendono e mi portano sempre via.”
“E la tua famiglia?”
“Quando nasci solo non sai nemmeno cosa è la famiglia. Impari ad amare solo te e la tua ombra.”
A queste parole la goccia giunse un brivido. Quello della solitudine, quello della triste solitudine. Ed ebbe paura. Paura di essere sola come la sua amica alga.
“Ma ora ci sono io! Sarò io la tua famiglia. Ti dedicherò il mio tempo e il mio sorriso così la tua ombra potrà pure riposare e tu imparerai ad amare anche gli altri”
L’alga un po’ triste disse: “ognuno di noi nasce con un progetto. Il Leone nasce per diventare Re della Giungla. Una Sirena nasce per incantare tutti i pescatori. Il Vento per girare in quattro cieli. Tu sei una goccia e il tuo destino è ben altro”
“Ma che dici? Io oramai sono solo una goccia, una piccola e misera goccia. Cosa mai potrò fare della mia vita?”
E’ bella l’ingenuità. L’abbiamo persa in tanti. Se lo fossimo un pochino un po’ tutti forse oggi vivremmo in un mondo dove non c’è sempre il timore della cattiveria altrui. Se fossimo un po’ ingenui vivremmo con più spensieratezza anche le cose più semplici. Se fossimo un po’ più ingenui non saremmo così tanto il brutto dei grandi.
E l’alga riprese a dire: “amica mia, ora si tu sei una goccia, ma vieni dal grande cielo. Ora qui scenderai per chilometri e chilometri. Ti stancherai. Avrai tanti ostacoli. Ma poi cadrai in mare. Capisci, tu sarai il mare? E lo sai, il mare può diventare Oceano.”
La goccia ci pensò e sorrise.
E in quel momento l’alga la lasciò andare.
La goccia piangendo, si dimenò come una pazza: “perché lo hai fatto? Vieni con me! Io sono la tua famiglia. Non voglio lasciarti andare” E intanto la corrente l’allontanò sempre più.
E l’alga la vide andare via.
Perché anche per un momento l’aveva amata quella goccia.
Quell’amore così vero e sincero che gli aprì gli occhi.
Bastò solo un momento per capire che quando si ama davvero, si spera che i sogni dell’altro non si possano avverare.
A volte rinunciando anche ad amarli.
E chi lo sa, magari in un futuro lontano, in un grande oceano, anche quell’alga sarà li, di nuovo aggrappata alla sua goccia.

Ho intravisto l’azzurro

Pubblicato: agosto 1, 2012 in Black Time
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Stamane ero sul cesso.
Immagine poco poetica lo so.
Sbrirciavo dalla finestra e ad un tratto, tra le le lamiere della mia veranda ho intravisto l’azzurro.
L’azzurro del cielo.
Mi è venuto un brivido.
Rinchiuso nella mia stanza da tre giorni non vedo il cielo per niente.
Ho sentito così il bisogno di vedere il sole.
Sono andato nel salone, ho chiuse le porte, nemmeno uno spiffero di vento devo prendere, così dicono.
Ho aperto la tenda della finestra e l’ho visto.
Vivere per tre giorni nella mezza ombra di una stanza da letto mi ha creato la conseguenza di non essere più abituato alla sua luce.
E’ incredibile, solo tre giorni e i miei occhi non reggevano la sua luce.
E’ vero: solo quando sei a terra apprezzi le tante piccole cose che hai nelle mani e che dai per scontato.
Tutti dicono che passerà.
Ne sono sicuro pure io.
Non merito tutto questo.
Per ora rassegnato accetto qualsiasi dolore e puntura.
Ne vale sempre la pena.
Tornare sotto il mio cielo, andare dal mio mare, baciato dal mio sole…
Tutto ciò merita un pò di pazienza e sacrificio.
Ce la farò, intanto però permettetemi di lamentarmi.
Poi finirà tutto ed io tornerò l’acidone che fa ridere mezza gente.