Archivio per ottobre, 2013

E’ da ieri che mi gira in testa una parola, impegnativa e concreta ma che a 28 anni suona con tutto il suo valore: “responsabilità “.

In giorni in cui bisogna fare tante scelte e saper discernere cosa è giusto dal sbagliato, questa parola inizia ad avere un colore e un suono ben diverso.

Dovremmo capire che ognuno di noi nella propria vita ha sempre una forma di responsabilità. Sia come amico, madre, padre, lavoratore, fidanzata, figlio o semplicemente perchè siamo delle persone che interagiscono con altre e quindi si ha comunque sempre una posizione o un ruolo nei confronti degli altri. Non esistono persone che non hanno una responsabilità.

Ognuno di noi prende delle scelte con le parole, le azioni, le decisioni, i silenzi o le strade che si iniziano a percorrere. Sarebbe semplice sempre addossare le colpe agli altri per qualcosa che non ci piace. Ma non e’ così. Ogni cosa che viviamo e’ la conseguenza di piu’ responsabilità. Così come non possiamo accollarci i pregi  di qualcosa che e’ andata bene perchè anche in questo caso è l’insieme di più circostanze che l’hanno permessa.    

La responsabilità dovrebbe andare di pari passo con la parola “maturità”.

Una persona matura diventa responsabile e cosciente di ciò che fa e sceglie.

Una persona matura dovrebbe essere consapevole dell’impegno che prende o meno.

Ma più volte succede che la materia grigia non si e’ del tutto evoluta nella gente e allora ci si sente esenti da qualsiasi forma di responsabilità. Eppure tutto sarebbe molto più semplice se un attimino, prima di parlare e/o fare qualche scelta, chiudessimo gli occhi, trovassimo 5 secondi di respiro, ascoltassimo meglio ciò che abbiamo dentro e poi solo dopo capire cosa fare. Sarebbe molto più semplice vivere se capissimo che siamo tutti diversi, che abbiamo modi di pensare, agire e provare sentimenti differenti.  Che “quello che penso io” non è legge. “Che io mi sarei comportata così” è qualcosa di personale. Che “tu…tu… tu..” accusando sempre l’altro non è certo il modo migliore per convivere in questa società, che dovremmo usare tutti e sempre un “noi” che ci metta sempre in discussione come singoli, coppie, gruppi e famiglie.

Trovare la responsabilità di accettare ciò che c’è di diverso in chi ci sta vicino e conviverci con saggezza e serenità. Ammettere che ognuno di noi fa delle scelte in un modo o nell’altro, senza addossare sempre le colpe agli altri credendosi divinità in terra, tralasciando quell’arrogante convinzione che c’è in chi si crede meglio di qualcun altro in questo mondo. Siamo tutti alla pari, siamo tutti buoni e cattivi, tutti santi e demoni, tutti assassini e vittime. Tutti.

Ecco forse, secondo me, questo sarebbe vivere con responsabilità.    

 

Image

Annunci

 

Tutto e’ iniziato da ieri mattina quando qualcuno mi ha detto “Mino hai gli occhi infelici, non ti riconosco”.

E’ imbarazzante quando chi ti vuole bene ti mette a nudo. 

Mette a nudo il tuo malessere.

Vengo da un periodo difficile.

Delusioni, litigate, falsita’, addii, freddezza e di tutto di piu’.

In troppi mi dicevano che ero cambiato, che ero diventato un altro, diverso dal solito mino… ma sai, quando sei in gioco poche volte capisci l’errore che stai commettendo.

Tu giochi per te e per raggiungere la tua meta, poco importa se perdi qualche pezzo di te, dicono che si fa così… sfortunatamente di me ho perso troppi pezzi…

Prima l’indifferenza, i dispetti, i rinfacci poi un insieme di urla, di parole inventate, di accuse false come le grigie nuvole,  di presunzione ed egoismo hanno colorato questi ultimi mesi.

La dignita’ quella non va mai dimenticata nemmeno quando si e’ in due… io la mia un pochino l’avevo smarrita… anche se dall’altra parte non si e’ visto. Anzi mi si accusa stranamente dell’esatto contrario.

Poi il cuore si e’ proprio fermato quando ieri notte mi e’ arrivato un messaggio “D. e’ morta.” Una mia vecchia e carissima amica e’ scomparsa.

Il dolore, il pianto continuo, l’assurdita’ di una vita così giovane finita, il senso di colpa nell’essermi allontanato, nell’aver rimandato sempre quel caffe che ci avrebbe potuto riunire, che mi avrebbe potuto dare l’occasione ad aiutarla un po’. Tanti anni di amicizia che bruciano così in poche ore. 

Una mattinata in cui le lacrime sono scese di continuo, senza mai fermarsi. 

Troppo dolore per un cuore come il mio che non lo sa sopportare.

Poi un’amica mi ha mandato una frase che D le aveva scritto : “Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli “mi spiace”, “perdonami”, “per favore”, “grazie” e tutte le parole d’amore che conosci.”

Ho messo da parte l’orgoglio e tutte le parole sentite in questi giorni e sono andato a regalare un abbraccio a chi volevo darlo. 

E ho ricevuto un rifiuto.

Ecco. In tanta assurdita’ ho spalancato gli occhi. 

D. forse mi ha aiutato a vedere meglio questo dolore. 

Forse la scelta poi non e’ stata mia. 

Chi non ti aiuta quando gli stai affogando davanti e’  perche’ non ti vuole salvare.

E chi non ti salva, non ti ama.

Ecco questo ho imparato in questo giorno triste.

Che i veri problemi sono altri nella vita.

Una morte precoce e’ la VERA tragedia, non il resto.

Che questa vita e’ così piena di imprevisti che non bisogna aspettare che si sistemi da sola, tocca a noi rimboccarci le maniche e cambiarla così come la desideriamo, nel limite delle possibilita’ che il destino ci da.

Soffrire e’ giusto, ma per le cose giuste, per le persone giuste.

Sara’ ancora un giorno triste quello di oggi ma ora ho imparato qualcosa.

Vivere non e’ mai poi così scontato. 

 

E a te D chiedo scusa.

Scusa per essermi allontanato.

Scusa per aver rimandato il nostro momento.

Scusa per essermi dimenticato di noi. Image

Stanotte riflettevo.

Morfeo non voleva arrivare nel mio letto e il mio cervello viaggiava coi pensieri.

Un tema che mi rincorreva era analizzare il “Tempo”, anzi per la precisione quel’istante in cui qualcosa cambia colore, odore, forza. Si, perche’ credo che durante la nostra vita ci sono quei “momenti” di pura coscienza in cui qualcosa cambia.  Fortemente, definitivamente. Non ne parliamo se uno sta attraversando un periodo un po’ difficile dove tutte le percezioni aumentano il loro valore.

Ecco quelli sono i momenti in cui gli occhi si fanno piu’ grandi e riescono a vedere realmente quello che c’è’.

Sono anche i piu’ pericolosi: in genere da quelli non si torna piu’ indietro. 

Arriva il momento in cui per esempio la tristezza diventa orgoglio.

Il momento in cui il dolore diventa rancore.

Il momento in cui la cuorisita’ diventa desiderio puro.

Il momento in cui il dubbio diventa sfiducia.

Il momento in cui la Paura diventa Rabbia.

 Il momento in cui l’autocommiserazione diventa egoismo.

Il momento in cui la Nostalgia diventa Ricordo.

Il momento in cui la spontaneita’ diventa abitudine.

Il momento in cui l’illusione diventa realta’.

Il momento in cui la Pazienza diventa Freddezza.

Il momento in cui l’amore diventa odio.

Il momento in cui la solitudine diventa una scelta.

Il momento in cui il vittimismo diventa Forza.

Il momento in cui la morte diventa Vita.

Il momento in cui la pigrizia diventa Intraprendenza.

Il momento in cui qualcosa che non esiste inizia a vivere.

Il momento in cui qualcosa che vive poi muore. 

Il momento in cui una conoscenza diventa un’amicizia.

Il momento in cui un sogno diventa concretezza.

Il momento in cui il buono diventa il cattivo.

Il momento in cui un “io” diventa un “noi”.

Il momento in cui un “noi” diventa un “io”.

Il momento in cui un arrivederci diventa un addio. 

 

Ecco, stanotte pensavo a questi momenti… e mi hanno fatto compagnia per tutta la nottata. Ognuno di noi merita uno di questi istanti. Bisogna stare attenti a cogliere quello giusto, quello che fa per noi. E’ un gioco arduo. Se sbagli non torni indietro. Ecco perche’ ci vuole tutto il Tempo necessario per afferrarlo questo “momento”.

Chi rompe paga.

In ogni caso, in ogni situazione, sia se tu sia vittima o carnefice.

Chiudo gli occhi e inizio a scegliere per me.

E’ giunto quel “momento”.

Image

Ma cosa sono tutte queste polemiche che leggo dovunque sull’essere “insegnante professionista o improvvisato”. 
I toni a mio parere si stanno facendo troppo esagerati ed esasperati. 
Prima di tutto la gente non e’ così stupida da notare se una Scuola porta a casa buoni risultati o meno: e’ vero c’è chi si improvvisa nel nostro settore, ma se un Centro studi non fa esperienze, non raggiunge qualche premio o non si mette in gioco seriamente con esami e rassegne, una mamma o un papà lo nota eccome, e se e’ un saggio genitore ha anche il coraggio di cambiare… 
Poi non so nemmeno quale sia il termine di valore che differenzia uno che e’ professionista seriamente e da uno che se lo inventa un mestiere: spesso un diploma lo si compra e basta senza avere la giusta conoscenza… uno che e’ stato un bravo ballerino non e’ detto che sia un bravo insegnante… e poi ancor piu’ se uno non ha avuto la possibilita’ di far carriera perchè non aveva le spalle coperte non significa che non sappia essere una buona maestra o un bravo coreografo…
Poi a parere mio il binomio “prezzo- qualità ” e’ proprio fuori luogo: in un periodo di crisi una persona onesta (di qualsiasi mestiere) abbassa il suo prezzo per avvicinarsi alla gente comune che se non ha soldi per comprarsi una maglia in piu’ pensa tu se li spende per un aspirante sogno… e ce ne sarebbero di cose ancora da dire… 
Mi limito a sostenere che al giorno d’oggi la gente non e’ poi così sciocca… che sa distinguere il “ballo” dal “fitness” la “danza” dall'”animazione”. Ognuno prende quello che cerca … Non sta a noi sindacare la liberta’ della clientela… E poi e’ sempre la solita storia: se si vede sempre quello che fa l’altro significa che si ha troppo tempo da perdere.

Mi auguro di non offendere nessuno con questo pensiero, ma visto che noi insegnanti di Danza rappresentiamo anche la “figura di educatori” facciamo meno la guerra e danziamo insieme che eImage ‘ meglio! 
Buona Danza a tutti!