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Buon San Valentino

Pubblicato: febbraio 14, 2014 in Di Tutto e di Più
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Allora oggi è San Valentino e anche io voglio dire la mia.
Io personalmente adoro questa giornata.
Perché detestare una ricorrenza che mette al centro il sentimento più bello del Mondo?
Perché insultare tutti quelli che hanno la fortuna di condividere emozioni con un’altra persona?
Perché molti si soffermano solo sull’aspetto materiale di questa giornata? Credo che due veri innamorati oggi desiderano come prima cosa stare insieme tutto il giorno, abbracciati, uniti, trascurando tutte le altre fatiche che quotidianamente si affrontano. 
E’ come se oggi fosse il compleanno dell’Amore, voi non lo festeggiate il vostro ogni anno? E allora stiamo tutti calmi e più sereni, senza ostentare giudizi e critiche fondate a volte su una acerba e silenziosa invidia.
Tutti amiamo qualcosa. Una persona, una passione, la famiglia, gli amici, un cane, una macchina, una squadra, un fiore …
Tutti siamo nati da un gesto d’amore e si spera di rimanere nei ricordi di chi ci ha voluto bene.
Tutti siamo stati delusi e abbandonati da questo sentimento almeno una volta eppure la sete d’amore è stata sempre più grande, esperienza dopo esperienza . 
E tutti, chi più e chi meno , cercano l’Amore, cercano quella persona sulla quale fare affidamento sempre, in ogni momento, in ogni situazione, quella persona che è li a poterti dire senza dubbi “stai tranquillo ci sono io per te”.
E allora ragazzi innamorati auguroni di cuore!
Perchè l’Amore non ha colore, sesso, età, limiti, frustrazioni, rancori, illusioni,cattiveria. E’ Amore ed è meraviglioso già per quello che è!
E magari se tutti fossimo poco poco più sensibili capiremmo quanto siamo fortunati nel momento in cui il nostro percorso incrocia questo sentimento.
Auguri allora a chi in un modo o nell’altro ama qualcuno o qualcosa Image

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C’era una volta una piccola goccia di pioggia appena arrivata nel fiume.
Era sola, impaurita.
Non conosceva la sua nuova casa e la Paura è sempre la più grande nemica quando si deve scoprire un nuovo mondo. Ci blocca le mani come se fossero incatenate, ci ferma la voce come se non l’avessimo più.
La paura di sbagliare, di cambiare, di sapere la verità, quella verità che non ci piace.
E la goccia rimase in silenzio, tremante, vicino la roccia.
Vedeva una grande confusione davanti a se.
Gocce che correvano da nord a sud.
Pesci agitati che si rincorrevano.
Alghe che si aggrappavano ad ogni cosa che trovavano sul loro cammino.
Una di loro si aggrappò alla goccia.
E la paura aumentò così tanto da farle uscire la voce: “che vuoi da me? Chi sei? Perché ti aggrappi a me? Lasciami stare!”
La piccola alga però era come lei.
Impaurita, non consapevole di questo moto continuo di cui era succube. “Scusami goccia, non lo farò mai più, non sono mai stata qui e copio quello che fanno gli altri. Qui tutti cercano di attaccarsi a qualcuno, non so se c’è un motivo, non so il perché, ma io per confondermi faccio come loro.”
Che strano il destino: ci allontana da chi amiamo da una vita e ci fa unire a emeriti sconosciuti che diventeranno i pilastri della nostra esistenza.
“No, rimani con me. Ho paura come te.” Disse la goccia un po’ più serena avendo trovata un’altra compagna della sua sventura.
“ E tu che ci fai qui?” disse l’alga alla nuova amica.
“Mi sono persa. Un attimo prima ero una nuvola, grande, leggera maestosa ed ora sono qui, piccola insignificante, sola.”
“Bhè ti sbagli. Non sei sola. Ora ci sono io”
Si guardarono e si sorrisero a vicenda.
“E tu? Perché sei qui”
“Perché è sempre così. Io cambio casa ogni giorno. E’ la mia natura che me lo comanda. Le correnti mi prendono e mi portano sempre via.”
“E la tua famiglia?”
“Quando nasci solo non sai nemmeno cosa è la famiglia. Impari ad amare solo te e la tua ombra.”
A queste parole la goccia giunse un brivido. Quello della solitudine, quello della triste solitudine. Ed ebbe paura. Paura di essere sola come la sua amica alga.
“Ma ora ci sono io! Sarò io la tua famiglia. Ti dedicherò il mio tempo e il mio sorriso così la tua ombra potrà pure riposare e tu imparerai ad amare anche gli altri”
L’alga un po’ triste disse: “ognuno di noi nasce con un progetto. Il Leone nasce per diventare Re della Giungla. Una Sirena nasce per incantare tutti i pescatori. Il Vento per girare in quattro cieli. Tu sei una goccia e il tuo destino è ben altro”
“Ma che dici? Io oramai sono solo una goccia, una piccola e misera goccia. Cosa mai potrò fare della mia vita?”
E’ bella l’ingenuità. L’abbiamo persa in tanti. Se lo fossimo un pochino un po’ tutti forse oggi vivremmo in un mondo dove non c’è sempre il timore della cattiveria altrui. Se fossimo un po’ ingenui vivremmo con più spensieratezza anche le cose più semplici. Se fossimo un po’ più ingenui non saremmo così tanto il brutto dei grandi.
E l’alga riprese a dire: “amica mia, ora si tu sei una goccia, ma vieni dal grande cielo. Ora qui scenderai per chilometri e chilometri. Ti stancherai. Avrai tanti ostacoli. Ma poi cadrai in mare. Capisci, tu sarai il mare? E lo sai, il mare può diventare Oceano.”
La goccia ci pensò e sorrise.
E in quel momento l’alga la lasciò andare.
La goccia piangendo, si dimenò come una pazza: “perché lo hai fatto? Vieni con me! Io sono la tua famiglia. Non voglio lasciarti andare” E intanto la corrente l’allontanò sempre più.
E l’alga la vide andare via.
Perché anche per un momento l’aveva amata quella goccia.
Quell’amore così vero e sincero che gli aprì gli occhi.
Bastò solo un momento per capire che quando si ama davvero, si spera che i sogni dell’altro non si possano avverare.
A volte rinunciando anche ad amarli.
E chi lo sa, magari in un futuro lontano, in un grande oceano, anche quell’alga sarà li, di nuovo aggrappata alla sua goccia.


Mai come quest’anno ho potuto riflettere tanto sulla parola “Amore”.
Quante volte in questi mesi ho sentito qst termine utilizzato, girato e rigirato e abusato come una caramella in bocca.
Ognuno di voi potrà dare la propria chiave di lettura a quello che scriverò.
Amore per una donna o per un uomo, per un figlio, per un mestiere, per una passione, per una squadra, per un amico…
Sempre dello stesso viaggio parliamo e la meta che cambia.
Nello spettacolo di quest’anno c’è una frase che mi colpisce particolarmente e che riassume il mio punto di vista nel vedere il mondo:
“Vince sempre chi lotta per ciò che si ama davvero. Si ama fino all’ultimo, finchè si può, finchè c’è respiro. E tu ricorda che Se è amore altro non puoi fare che amare.”

Finchè si può.
Ecco in tanti mesi ho visto gente “amare” tanto quanto bastava, senza mai andare oltre, senza mai esagerare.
Ci si adattava a quel poco che si poteva dare o ricevere e ci accontentava.
E quando il gioco diventava più duro si gettava la spugna, senza paure, rimorsi e rimpianti.
A loro bastava quello.
Dal mio personalissimo parere queste persone sono molto sfortunate perchè credo che non abbiano mai vissuto veramente quello che i Poeti e gli innamorati chiamano “AMORE”.
Lasciarsi andare, senza razionalità.
Sacrificarsi fino a farsi male.
Cadere per poi rialzarsi con le ginocchia sporche di sangue.
Correre e non passeggiare.
Desiderare e mai aspettare.
Piangere per poi sorridere.
Rinunciare a tanto, a tutto solo per ciò che si ama.
Ecco io vivo così.
Ecco io cerco, anzi cercavo di insegnare questo a chi mi sta vicino.
Si vive d’amore perchè è un bene innato, continuo, innaturale.
E l’amore fa male, tanto pure, perchè nessuna cosa bella ci viene regalata senza un pegno dietro.
E se non vi fa male allora significa che non amate veramente.

Amare significa perdersi nella priorità di ciò che desideriamo.
Metti ciò che ami al primo posto, tutto il resto viene dopo.
Io la penso così.
Forse sarò io il povero alieno di questo Mondo.
O forse, scusate la presunzione, è questo Mondo a essere povero.

…si parla tanto d’amore ma in pochi amano veramente…

Penelope era sempre lì, al suo telaio.
Sola, pronta a cucire e scucire il sudario, ancora di salvezza per i suoi dubbi e le sue paure.
Lei lo aspettava.
Erano anni che ormai conviveva con la sua Speranza, senza mai stancarsi di essa.
Pensava che prima o poi l’attesa sarebbe finita, che da quella porta lui sarebbe tornato e l’avrebbe abbracciata talmente forte da toglierle il respiro. L’avrebbe riempita di baci da consumarle le labbra e le avrebbe detto così tante dolci parole da far invidia a qualsiasi grande poeta.
Passavano le stagioni ma da quella porta entrò tanta gente ma non lui.
La sua finestra faceva da cornice alla pioggia dell’autunno e al sole d’Agosto, ai fiori di Aprile e alla neve dell’inverno. Lei era lì, pronta a gioire non appena avesse visto l’ombra del suo amato.
Gli anni si succedevano ma nulla cambiò.
Bussò alla porta un nobile, talmente ricco che le sue monete avrebbero potuto sfamare il Mondo Intero. Lei lo rifiutò. Lei lo voleva aspettare.
Dopo qualche mese arrivò un cavaliere bellissimo, così affascinate che persino le Dea Venere ne era così innamorata tanto da dimenticare la sua stessa superbia. Ma lei , Penelope, rispose al suo corteggiamento con un semplice “no”.
Venne persino un contadino a farle la corte promettendole l’unica cosa che poteva donarle: la sua stessa vita. Ma nulla cambiò le scelte della Sposa.

Lei non aveva dubbi, Lui sarebbe tornato. Doveva prima adempiere ai suoi doveri di combattente, di paladino della Giustizia, poi sarebbe tornato, pieno di orgoglio e successo e l’avrebbe condiviso con la sua moglie. Lei non aveva fretta, il Tempo poteva aspettare.
Eppure il Tempo è egoista come tanti Uomini e senza aver cura di questa donna, correva, correva velocemente senza che Lei se ne accorgesse.
Ora erano gli anni a trascorrere, e i primi segni iniziarono a farsi vedere sul volto di Penelope.
Un giorno durante una notte, lei fece un sogno.
C’era uno Specchio parlante che la destò e la chiamò e le disse: “Tu Donna così fedele e buona, perché rinunci alla tua Vita aspettando colui che forse non tornerà più?”
La sposa ormai debole e timorosa rispose: “Io lo amo, più della mia stessa Vita, so che tornerà, il mio Amore me lo dice e non posso fare altro che sperare che non mi menta!”
Lo specchio infuriato: “Ma non vedi che tu sei qui ferma, al tuo telaio, sola, con le rughe che segnano la tua bellezza che pian piano svanisce, senza meta, senza una ragion di vita se non sperare che il tuo sposo ritorni? E se lui non dovesse tornare avresti sprecato questi tuoi anni per chi o cosa? Per un’ illusione! E non pensi a quello che il tuo Sposo ora potrebbe fare? Sei così sicura che lui non tradirà mai la tua fiducia? E perché non vedi l’egoismo di colui che per cercare la fama e la gloria nei secoli, lascia la sua Moglie per inseguire il suo viaggio? E se io ti dicessi che lui ha conosciuto due donne? Se ti raccontassi le sue notti d’amore con la Ninfa Calipso e la Maga Circe tu crederesti in quello che chiami Amore? Donna ci lascia solo ciò che non ci ama! Destati da questo tuo incubo e guardati allo Specchio. A volte non si può aspettare ciò che ci ha lasciato. A volte, mia Signora, bisogna capire che anche gli anelli si spezzano, magari una colla li potrà poi riunire, ma non saranno più gli anelli di una volta. L’amore unisce i cuori non li fa allontanare. A volte non basta solo l’Amore.”
Penelope si svegliò da quel sogno, con grande affanno corse verso lo Specchio, lo guardò e fissò la sua immagine.
La chioma dei suoi capelli diventava ormai bianca.
Il suo dolce viso era solcato da qualche ruga.
Il suo telaio era pieno di fili e tessuti da cucire.
I suoi amanti ormai avevano scelto altre donne e altri percorsi.
La sua stanza era vuota.
Lei era sola.
Guardò la su bocca che da anni non baciava più nessuno.
Sfiorò le sue mani, che mai più un Uomo avevano toccato.
Fissò i suoi occhi, così spenti e pieni di dolore.
Penelope sentì un brivido.
Era il brivido della Paura, di chi si accorge che forse ha sempre sbagliato seguendo un sogno che non era vero. Era il brivido del rimorso. Era il brivido di chi ha buttato via una Vita inconsapevolmente per qualcosa che non c’era.
Penelope lo sapeva, lo amava ancora, terribilmente così tanto da far paura e forse questo sentimento non sarebbe mai morto, ma ricordò la frase dello specchio “l’amore unisce i cuori non li fa allontanare.”
Il cuore del suo amore ormai era lontano, lo percepiva.
Forse aveva aspettato abbastanza.
Forse ora il suo Cuore meritava anche altro, e non solo le briciole della Speranza.

Penelope distrusse quel telaio, simbolo del suo fallimento.
Penelope chiuse la finestra, cornice della sua solitudine e scese nel villaggio.
Penelope inizio a dimenticare.

Penelope ricominciò a vivere.

Di Mino Bianco

Quando mi hai dato quel mio anello “rubato”, lo stavi mettendo alla mano sinistra, io te l’ho tolta e ti ho detto:
“No stai sbagliando mano, quella è la mano dei fidanzati”
Tu hai ripreso quella mano, quel dito e mi hai messo l’anello:
“E’ la mano giusta allora”

Che rumore fa la felicità?
Quello dei nostri cuori che iniziano a battere insieme.