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Il Pittore

C’era una volta un Pittore.
Non era né famoso, né il migliore, ma era un Pittore con la P maiuscola perché sapeva realmente dipingere.
Amava in modo smisurato l’Arte e cercava in ogni secondo della sua vita un imprevisto che potesse ispirargli qualche motivo per creare.
Diceva che dagli errori spesso escono le cose più belle ecco perché attendeva gli sbagli.
Era un pittore della corrente naturalistica.
Adorava dipingere di natura e per la natura.
Un giorno era vicino al fiume come ogni sabato pomeriggio e ricreava sulla sua tela l’arcobaleno di colori che il flusso dell’acqua giocava con la luce del sole.
Si avvicinò una signora.
Benestante.
Discreta nel suo portamento.
A bassa voce gli disse: “vorrei commissionarle un dipinto per la mia villa.”
Lui: “mi dica pure signora, cosa preferisce?”
“Vorrei che dipingesse il mio giardino”
“Perfetto signora mi dia l’indirizzo e da domani potrò iniziare”.
Così fu.
Il giorno seguente, pur essendo una domenica, lui si recò nella grande villa della Signora , si posizionò in un angolo e incominciò a fissare ogni angolo di quel verde giardino. C’erano statue di bambini, fiori colorati, palme, querce, piante esotiche e poi una grande gabbia piena di uccelli colorati.
Il Pittore perse tutto il pomeriggio per fissare quelle immagini nella sua memoria.
Quando si stancò, prese il suo sgabello e disse alla signora “A domani”.
La proprietaria un po’ incredula lo salutò.
Fece così per vari giorni.
Voleva cogliere ogni minimo scorcio di quel piccolo capolavoro.
Era un giardino maestoso, ben curato e pieno di colori.
Lui per sua indole non poteva perdere nemmeno uno di questi dettagli.
Poi però , così all’improvviso, iniziò a dipingere con calma.
Pomeriggio dopo pomeriggio.
In silenzio.
Dopo circa un mese la Signora curiosa si avvicinò al quadro per capire come stessero evolvendo i lavori.
E lo vide già concluso.
“Ma e’ bellissimo, e’ così reale. Complimenti mio caro, le devo fare i miei più sentiti ringraziamenti. Tanta e’ la perfezione che sembra più una foto che un dipinto, davvero complimenti. ”
“No Signora, non e’ finito.”
“Come no? Ha dipinto tutto, in ogni minimo dettaglio, ed e’ meraviglioso quello che oggi già vedo.
Era ed E’ quello che voglio. Rappresenta al meglio e fedelmente il mio giardino.”
“Le ho detto signora che non e’ concluso!”
E con un tono severo prese il quadro e se andò per tornare il giorno dopo.
La Signora non capiva.
Il Quadro era concluso. Era la giusta proiezione del suo giardino eppure il Pittore si rifiutava di definirlo finito.

Spesso non ci accontentiamo di quello che riusciamo ad avere nelle nostre mani.
Osare e’ sempre una cosa buona per chi cerca di superare i propri limiti ma e’ pur vero che bisogna riconoscerli e non peccare di presunzione andando oltre quella linea che e’ lecita.
Osare quando si può, quando e’ giusto, quando ne vale la pena.
Il giorno dopo il Pittore prese il suo sgabello e ricominciò a dipingere.
Fece così per ancora due settimane.
Poi incartò il quadro e lo consegnò alla signora.
Lei immediatamente lo aprì e ne rimase sconvolta.
L’elegante dipinto che aveva visto poco tempo prima era diventato una cozzaglia di colori sovrapposti per nulla fedeli alla vera natura.
Piante inventate, statue deformate e un disordine che non apparteneva per nulla alla villa della signora.
Arrabbiata si avvicinò e gli gridò addosso: “perché ha fatto questo? Perché ha rovinato il dipinto?!”
Lui, forte delle sue certezze “Signora questo e’ quello che vedo io”.
“Allora ci vede male perché non corrisponde per nulla a quello che c’è qui fuori.”
“Infatti, questo dipinto e’ quello che vedo io e come dovrebbe essere il suo giardino”
La signora indispettita lo cacciò assieme al suo quadro.
Nel chiudergli la porta lo salutò dicendo: “spesso ci sono persone che in un primo momento vedono quello che e’ davanti a loro e lo accettano di buon grado facendone persino risaltare le migliori qualità. Ma quando subentra la presunzione tutto si rovina. Imporre il proprio sguardo agli altri non e’ giusto ma soprattutto non e’ leale. Lei aveva un giardino avanti e quello doveva dipingere, con il rispetto e la fedeltà che le sono state richieste. Nella vita e’ giusto cambiare ed evolvere, ma solo se parliamo di noi stessi e non degli altri. Impari la lezione. A volte e’ più gradito accettare quello che si ha attorno che stravolgerlo solo per i propri gusti. Ad imporre il proprio Io, perdiamo gli altri. ”

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Penelope era sempre lì, al suo telaio.
Sola, pronta a cucire e scucire il sudario, ancora di salvezza per i suoi dubbi e le sue paure.
Lei lo aspettava.
Erano anni che ormai conviveva con la sua Speranza, senza mai stancarsi di essa.
Pensava che prima o poi l’attesa sarebbe finita, che da quella porta lui sarebbe tornato e l’avrebbe abbracciata talmente forte da toglierle il respiro. L’avrebbe riempita di baci da consumarle le labbra e le avrebbe detto così tante dolci parole da far invidia a qualsiasi grande poeta.
Passavano le stagioni ma da quella porta entrò tanta gente ma non lui.
La sua finestra faceva da cornice alla pioggia dell’autunno e al sole d’Agosto, ai fiori di Aprile e alla neve dell’inverno. Lei era lì, pronta a gioire non appena avesse visto l’ombra del suo amato.
Gli anni si succedevano ma nulla cambiò.
Bussò alla porta un nobile, talmente ricco che le sue monete avrebbero potuto sfamare il Mondo Intero. Lei lo rifiutò. Lei lo voleva aspettare.
Dopo qualche mese arrivò un cavaliere bellissimo, così affascinate che persino le Dea Venere ne era così innamorata tanto da dimenticare la sua stessa superbia. Ma lei , Penelope, rispose al suo corteggiamento con un semplice “no”.
Venne persino un contadino a farle la corte promettendole l’unica cosa che poteva donarle: la sua stessa vita. Ma nulla cambiò le scelte della Sposa.

Lei non aveva dubbi, Lui sarebbe tornato. Doveva prima adempiere ai suoi doveri di combattente, di paladino della Giustizia, poi sarebbe tornato, pieno di orgoglio e successo e l’avrebbe condiviso con la sua moglie. Lei non aveva fretta, il Tempo poteva aspettare.
Eppure il Tempo è egoista come tanti Uomini e senza aver cura di questa donna, correva, correva velocemente senza che Lei se ne accorgesse.
Ora erano gli anni a trascorrere, e i primi segni iniziarono a farsi vedere sul volto di Penelope.
Un giorno durante una notte, lei fece un sogno.
C’era uno Specchio parlante che la destò e la chiamò e le disse: “Tu Donna così fedele e buona, perché rinunci alla tua Vita aspettando colui che forse non tornerà più?”
La sposa ormai debole e timorosa rispose: “Io lo amo, più della mia stessa Vita, so che tornerà, il mio Amore me lo dice e non posso fare altro che sperare che non mi menta!”
Lo specchio infuriato: “Ma non vedi che tu sei qui ferma, al tuo telaio, sola, con le rughe che segnano la tua bellezza che pian piano svanisce, senza meta, senza una ragion di vita se non sperare che il tuo sposo ritorni? E se lui non dovesse tornare avresti sprecato questi tuoi anni per chi o cosa? Per un’ illusione! E non pensi a quello che il tuo Sposo ora potrebbe fare? Sei così sicura che lui non tradirà mai la tua fiducia? E perché non vedi l’egoismo di colui che per cercare la fama e la gloria nei secoli, lascia la sua Moglie per inseguire il suo viaggio? E se io ti dicessi che lui ha conosciuto due donne? Se ti raccontassi le sue notti d’amore con la Ninfa Calipso e la Maga Circe tu crederesti in quello che chiami Amore? Donna ci lascia solo ciò che non ci ama! Destati da questo tuo incubo e guardati allo Specchio. A volte non si può aspettare ciò che ci ha lasciato. A volte, mia Signora, bisogna capire che anche gli anelli si spezzano, magari una colla li potrà poi riunire, ma non saranno più gli anelli di una volta. L’amore unisce i cuori non li fa allontanare. A volte non basta solo l’Amore.”
Penelope si svegliò da quel sogno, con grande affanno corse verso lo Specchio, lo guardò e fissò la sua immagine.
La chioma dei suoi capelli diventava ormai bianca.
Il suo dolce viso era solcato da qualche ruga.
Il suo telaio era pieno di fili e tessuti da cucire.
I suoi amanti ormai avevano scelto altre donne e altri percorsi.
La sua stanza era vuota.
Lei era sola.
Guardò la su bocca che da anni non baciava più nessuno.
Sfiorò le sue mani, che mai più un Uomo avevano toccato.
Fissò i suoi occhi, così spenti e pieni di dolore.
Penelope sentì un brivido.
Era il brivido della Paura, di chi si accorge che forse ha sempre sbagliato seguendo un sogno che non era vero. Era il brivido del rimorso. Era il brivido di chi ha buttato via una Vita inconsapevolmente per qualcosa che non c’era.
Penelope lo sapeva, lo amava ancora, terribilmente così tanto da far paura e forse questo sentimento non sarebbe mai morto, ma ricordò la frase dello specchio “l’amore unisce i cuori non li fa allontanare.”
Il cuore del suo amore ormai era lontano, lo percepiva.
Forse aveva aspettato abbastanza.
Forse ora il suo Cuore meritava anche altro, e non solo le briciole della Speranza.

Penelope distrusse quel telaio, simbolo del suo fallimento.
Penelope chiuse la finestra, cornice della sua solitudine e scese nel villaggio.
Penelope inizio a dimenticare.

Penelope ricominciò a vivere.

Di Mino Bianco