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E’ da ieri che mi gira in testa una parola, impegnativa e concreta ma che a 28 anni suona con tutto il suo valore: “responsabilità “.

In giorni in cui bisogna fare tante scelte e saper discernere cosa è giusto dal sbagliato, questa parola inizia ad avere un colore e un suono ben diverso.

Dovremmo capire che ognuno di noi nella propria vita ha sempre una forma di responsabilità. Sia come amico, madre, padre, lavoratore, fidanzata, figlio o semplicemente perchè siamo delle persone che interagiscono con altre e quindi si ha comunque sempre una posizione o un ruolo nei confronti degli altri. Non esistono persone che non hanno una responsabilità.

Ognuno di noi prende delle scelte con le parole, le azioni, le decisioni, i silenzi o le strade che si iniziano a percorrere. Sarebbe semplice sempre addossare le colpe agli altri per qualcosa che non ci piace. Ma non e’ così. Ogni cosa che viviamo e’ la conseguenza di piu’ responsabilità. Così come non possiamo accollarci i pregi  di qualcosa che e’ andata bene perchè anche in questo caso è l’insieme di più circostanze che l’hanno permessa.    

La responsabilità dovrebbe andare di pari passo con la parola “maturità”.

Una persona matura diventa responsabile e cosciente di ciò che fa e sceglie.

Una persona matura dovrebbe essere consapevole dell’impegno che prende o meno.

Ma più volte succede che la materia grigia non si e’ del tutto evoluta nella gente e allora ci si sente esenti da qualsiasi forma di responsabilità. Eppure tutto sarebbe molto più semplice se un attimino, prima di parlare e/o fare qualche scelta, chiudessimo gli occhi, trovassimo 5 secondi di respiro, ascoltassimo meglio ciò che abbiamo dentro e poi solo dopo capire cosa fare. Sarebbe molto più semplice vivere se capissimo che siamo tutti diversi, che abbiamo modi di pensare, agire e provare sentimenti differenti.  Che “quello che penso io” non è legge. “Che io mi sarei comportata così” è qualcosa di personale. Che “tu…tu… tu..” accusando sempre l’altro non è certo il modo migliore per convivere in questa società, che dovremmo usare tutti e sempre un “noi” che ci metta sempre in discussione come singoli, coppie, gruppi e famiglie.

Trovare la responsabilità di accettare ciò che c’è di diverso in chi ci sta vicino e conviverci con saggezza e serenità. Ammettere che ognuno di noi fa delle scelte in un modo o nell’altro, senza addossare sempre le colpe agli altri credendosi divinità in terra, tralasciando quell’arrogante convinzione che c’è in chi si crede meglio di qualcun altro in questo mondo. Siamo tutti alla pari, siamo tutti buoni e cattivi, tutti santi e demoni, tutti assassini e vittime. Tutti.

Ecco forse, secondo me, questo sarebbe vivere con responsabilità.    

 

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